Non esiste la reincarnazione dopo la morte
e l’Eucaristia è il dono riservato ai fedeli di Cristo
di Carlo Silvano
Recentemente ho avuto modo, a casa di una coppia di amici, di confrontarmi con diverse persone su alcuni temi fondamentali della fede cristiana, la quale guarda all’uomo con uno sguardo di straordinaria dignità. Ogni persona è creata da Dio come unica e irripetibile; non è una semplice tappa di un ciclo infinito di vite, ma un essere chiamato a vivere una sola esistenza terrena, durante la quale risponde liberamente all’amore di Dio. Per questo la Chiesa cattolica professa la risurrezione della carne e rifiuta la dottrina della reincarnazione.
Gesù non ha mai insegnato che l’uomo ritorni sulla terra in un altro corpo. Al contrario, ha annunciato che verrà il giorno in cui tutti i morti risorgeranno: «Viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno» (Gv 5,28-29). A Marta, davanti alla tomba di Lazzaro, Egli dichiara: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25-26). La speranza cristiana, dunque, non consiste nel rinascere più volte, ma nell’essere definitivamente trasformati dall’amore di Dio.
Anche san Paolo insegna che ciascun uomo muore una sola volta per poi partecipare, alla fine dei tempi, alla risurrezione operata da Cristo. Per questo afferma che «se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1Cor 15,14) e dedica tutto il capitolo 15 della Prima Lettera ai Corinzi a spiegare la risurrezione dei morti (1Cor 15,12-58). Ai Filippesi ricorda che Cristo «trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso» (Fil 3,20-21), mentre ai Tessalonicesi annuncia che i morti in Cristo risorgeranno (1Ts 4,13-18). La fede cristiana, quindi, non attende una nuova vita terrena, ma la glorificazione della stessa persona, anima e corpo, nell’eternità.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) conferma con chiarezza questa verità: «La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell’uomo» (CCC 1013) e «non esiste la reincarnazione dopo la morte» (CCC, n. 1013). La Chiesa professa inoltre la risurrezione della carne come parte essenziale del Credo (CCC 988-1019).
Questa verità illumina anche il mistero dell’Eucaristia. Se Cristo è realmente risorto ed è realmente presente nel Sacramento dell’altare, allora l’Ostia consacrata non è un semplice simbolo né un oggetto religioso qualsiasi: è il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Gesù Cristo sotto le specie del pane e del vino (CCC 1374-1377).
Per questo motivo costituisce un gravissimo sacrilegio dare anche solo un piccolo frammento di Ostia consacrata a un animale domestico, come un cane o un gatto. Gli animali sono creature di Dio e meritano rispetto (CCC 2416), ma non sono persone create a immagine e somiglianza di Dio (CCC 355-357), non sono destinatari dei sacramenti e non sono capaci di ricevere la comunione con Cristo.
Gesù ha istituito l’Eucaristia dicendo agli Apostoli: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo» (Mt 26,26; cfr. Mc 14,22; Lc 22,19). Nel discorso sul Pane della vita ha aggiunto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna» (Gv 6,54). Queste parole sono rivolte agli uomini chiamati alla fede e alla conversione, non agli animali. San Paolo, inoltre, ammonisce severamente: «Chiunque mangia il pane o beve il calice del Signore indegnamente sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore» (1Cor 11,27-29). Se è già gravissima una comunione ricevuta senza le dovute disposizioni, ancor più grave è profanare deliberatamente il Santissimo Sacramento destinandolo a un uso contrario alla sua natura.
La Chiesa insegna che ogni specie consacrata, anche il più piccolo frammento dell’Ostia, contiene realmente Cristo tutto intero (CCC 1377, 1381). Per questo ogni particella deve essere custodita con la massima venerazione. Disprezzare volontariamente anche un solo frammento significa mancare di rispetto non a un pezzo di pane, ma alla presenza reale del Signore.
La fede nella risurrezione e la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia sono profondamente unite. Chi crede che Gesù è realmente risorto comprende che Egli continua a rendersi realmente presente nella Chiesa attraverso i sacramenti. Per questo il cristiano custodisce con amore il proprio corpo, destinato alla risurrezione, e adora con infinita riverenza il Corpo eucaristico di Cristo, riconoscendo in esso il Signore vivente che un giorno chiamerà ogni uomo alla risurrezione e alla vita eterna (Gv 6,39-40; 1Cor 15,42-44; CCC 1378-1381, 988-1019).
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