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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

Libro di Olivo Bolzon edito da Carlo Silvano

Su "La Nuova Venezia" del 26 febbraio 2013, a firma di Lieta Zanatta, è stata pubblicata una recensione al libro di Olivo Bolzon intitolato "Mi ha mandato ad evangelizzare. Riccardo Povoli operaio", edito da Studio editoriale carlo Silvano 2012.

Carceri, quale ruolo per il volontario?

Le carceri italiane stanno scoppiando e di certo il futuro Parlamento avrà altre priorità da affrontare (come tasse, lavoro, istruzione, sanità, ecc.), piuttosto che preoccuparsi sia delle condizioni dei detenuti, in molti casi disumane, che dei disagi di quanti, a vario titolo, lavorano nelle case circondariali. Se per il futuro non si prevedono importanti cambiamenti nella politica carceraria, ed è necessario comunque garantire la certezza della pena insieme al recupero della persona detenuta, occorre allora anche ripensare ad un miglioramento della presenza dei volontari nelle varie realtà carcerarie. Personalmente condivido l'azione di volontariato che don Marco Di Benedetto sta perseguendo nel carcere di Rebibbia: intervenendo ad un recente incontro sulla realtà carceraria svoltosi presso la libreria delle Paoline a Treviso, don Marco ha sostenuto che il volontario non deve recarsi in carcere per garantire i diritti del detenuto, ma per permettergli di esercitare un diritto …

Case chiuse? Meglio di no

Ho letto in questi giorni il libro “Lettere dalle case chiuse”, a cura di Lina Merlin e Carla Barberis, pubblicato nel 1955. E' una raccolta di settanta lettere scritte da ragazze che si prostituivano e che – come esse stesse raccontano – venivano reclutate tra quante vivevano in condizioni di estrema povertà. Solo qualcuna di loro inseguiva il miraggio del guadagno facile. Guadagni, però, che solo eccezionalmente si verificavano: nei bordelli, infatti, le ragazze entravano perché povere ed uscivano per andare incontro alla più squallida miseria. Da queste lettere si evince come i controlli sanitari fossero inesistenti e consentissero il diffondersi di malattie veneree, l'alienazione delle ragazze che ogni giorno dovevano “accontentare” anche quaranta e più clienti, le umiliazioni delle prostitute più anziane che – per restare nel postrìbolo – dovevano soddisfare i “vecchi sporcaccioni”, lo sfruttamento da parte dei tenutari delle case e i silenzi della Questura. Riferendosi …