La cittadinanza comincia anche dalle parole La vicenda di Cadoneghe (Padova), con la sospensione del giuramento di una cittadina marocchina che, secondo quanto riferito, non riusciva a comunicare in italiano né a leggere la formula prevista, ha suscitato reazioni diverse e, inevitabilmente, è entrata nel dibattito pubblico. Il rischio, tuttavia, è che una questione concreta venga trasformata nell’ennesima contrapposizione fra italiani e stranieri, perdendo di vista il significato più profondo della cittadinanza. La normativa italiana richiede, per le procedure interessate, un’adeguata conoscenza della lingua italiana, normalmente attestata al livello B1 del Quadro comune europeo. Le stesse indicazioni delle Prefetture ricordano che tale requisito costituisce parte del percorso per ottenere la cittadinanza. Non siamo dunque di fronte alla richiesta di conoscere una lingua per un semplice formalismo burocratico. Una lingua è molto più di uno strumento per pronunciare co...
Quando la Parola cresce: dagli Atti degli Apostoli alla missione della Chiesa oggi di Carlo Silvano Ho conosciuto il professor Settimio Cipriani tra gli anni Ottanta e Novanta, quando frequentavo la FUCI, la Federazione universitaria cattolica italiana di Napoli. Quell’incontro è rimasto nella mia memoria non soltanto per la sua autorevolezza di sacerdote e di docente presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale «San Tommaso d'Aquino» di Napoli, ma anche per la passione con cui affrontava lo studio della Sacra Scrittura e cercava di trasmetterne la ricchezza. Durante gli anni Novanta ebbi anche l’opportunità, per me particolarmente significativa, di catalogare la sua biblioteca personale nella sua abitazione di Pratovecchio, in provincia di Arezzo. Trovarmi davanti a quei libri significò, in qualche modo, entrare nel mondo intellettuale di un sacerdote che aveva dedicato la propria vita alla conoscenza della Parola di Dio e al suo annuncio. Rileggendo oggi il...