Quando tutto sembra impossibile1
di Carlo Silvano
«È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli». Sono parole che, nel Vangelo di Matteo, arrivano dopo l’incontro con il giovane ricco. I discepoli rimangono turbati e domandano: «Chi dunque può essere salvato?». Gesù li guarda e risponde: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile» (Mt 19,23-30).
È forse questa la frase che più di ogni altra merita di essere custodita quando la vita sembra restringersi davanti a noi come una strada senza uscita: a Dio tutto è possibile.
Gesù non sta dicendo che ogni desiderio umano sarà necessariamente esaudito, né promette una vita senza fatiche, delusioni o rinunce. Sta dicendo qualcosa di più profondo: ciò che l’uomo, lasciato alle sole proprie forze, considera impossibile, non è necessariamente impossibile a Dio. Il Signore può aprire una strada là dove noi vediamo soltanto un muro; può far nascere una speranza proprio quando abbiamo esaurito le nostre ragioni per sperare.
Questa parola del Vangelo parla anche al nostro tempo e alle inquietudini che abitano tante famiglie.
Penso anzitutto ai giovani. Per molti di loro il futuro non appare più come una promessa, ma come un interrogativo. Un lavoro stabile sembra difficile da raggiungere, una casa sembra spesso troppo costosa, costruire una famiglia può apparire come un progetto continuamente rimandato. Molti sono preparati, hanno studiato, possiedono capacità e desideri, e tuttavia si trovano a vivere una lunga attesa prima di poter diventare veramente protagonisti della propria esistenza.
Dire loro «a Dio tutto è possibile» non significa invitare a rimanere passivi, aspettando un miracolo. Significa ricordare che il futuro non è già scritto. Significa incoraggiarli a non confondere le difficoltà del presente con la condanna a un domani senza speranza. Dio può servirsi anche della loro intelligenza, del loro coraggio, della loro creatività e della solidarietà degli adulti per costruire possibilità nuove.
Il brano di questo Vangelo parla anche agli anziani, soprattutto a quelli che conoscono la solitudine. Ci sono persone che hanno lavorato per tutta la vita, cresciuto figli, sostenuto famiglie, affrontato sacrifici e che oggi si ritrovano davanti a giornate troppo lunghe e a case troppo silenziose. La solitudine non è soltanto l’assenza di qualcuno accanto: talvolta è la dolorosa sensazione di non essere più necessari a nessuno.
Anche qui il Vangelo ci ricorda che ciò che appare impossibile ai nostri occhi non lo è per Dio. Ma proprio per questo interpella noi. Se Dio può aprire una strada, forse vuole farlo anche attraverso una telefonata, una visita, un’attenzione, una mano tesa, il tempo dedicato a chi non ha più nessuno con cui parlare. La fede che afferma che «a Dio tutto è possibile» non può diventare un alibi per la nostra indifferenza. Al contrario, ci chiede di diventare strumenti della possibilità di Dio.
E poi ci sono le tante donne e i tanti uomini che ogni giorno portano pesi che spesso nessuno vede.
C’è chi sostiene economicamente la propria famiglia mentre teme di non riuscire più a farlo. C’è chi affronta un lavoro pesante, talvolta poco riconosciuto, e torna a casa senza avere nemmeno il tempo di recuperare le proprie forze. C’è chi si prende cura di un coniuge malato, di un genitore anziano, di un figlio fragile. C’è chi deve conciliare lavoro, figli, preoccupazioni economiche e responsabilità familiari. E ci sono persone che sorridono davanti agli altri mentre dentro di sé portano una stanchezza che non riescono nemmeno a raccontare.
A queste persone Gesù non offre una formula magica. Offre una presenza. E soprattutto ricorda che il peso che portano non è necessariamente la misura del loro valore e che la loro situazione presente non costituisce l’ultima parola sulla loro vita.
«A Dio tutto è possibile».
Possibile è anche ricominciare dopo un fallimento. Possibile è chiedere perdono quando l’orgoglio ci ha tenuti lontani. Possibile è ricostruire una relazione che sembrava irrimediabilmente spezzata. Possibile è trovare una ragione per continuare quando la fatica ha consumato ogni entusiasmo. Possibile è scoprire che anche una piccola azione di bene, apparentemente insignificante, può cambiare la giornata e forse la vita di un’altra persona.
Il Vangelo, però, ci mette anche in guardia da una tentazione sottile: quella di misurare tutto con la ricchezza, il successo, il potere e l’efficienza. Il problema dell’uomo ricco non è semplicemente ciò che possiede, ma il rischio di possedere così tanto da non riuscire più a riconoscere ciò che davvero conta. Si può avere molto e sentirsi poverissimi; si può avere poco e possedere una ricchezza interiore capace di generare vita intorno a sé.
Per questo la domanda dei discepoli — «Chi dunque può essere salvato?» — rimane sorprendentemente attuale. Chi può salvarsi dalle proprie paure? Chi può liberarsi dall’egoismo, dalla solitudine, dall’ansia per il futuro, dal peso delle responsabilità? Chi può trasformare una vita apparentemente chiusa in una storia ancora capace di speranza?
La risposta di Gesù non invita alla rassegnazione: invita alla fiducia.
Non tutto dipende da noi. Ma questo non significa che nulla dipenda da noi. La fede cristiana non è l’attesa di un Dio che faccia al posto nostro ciò che possiamo e dobbiamo fare. È la certezza che, mentre noi facciamo la nostra parte, non siamo soli e che persino i nostri limiti possono diventare il luogo nel quale Dio comincia ad agire.
Forse, allora, «a Dio tutto è possibile» è una delle parole più necessarie per il nostro tempo. Necessaria ai giovani che cercano un futuro; agli anziani che temono di essere dimenticati; ai genitori che fanno fatica a sostenere la famiglia; ai lavoratori che portano sulle spalle responsabilità e preoccupazioni; a chi si sente arrivato al limite delle proprie forze.
Non promette che domani sarà necessariamente facile. Promette qualcosa di più grande: che nessuna situazione umana è così chiusa da poter impedire a Dio di aprire una possibilità di bene.
E forse la fede comincia proprio lì: non quando abbiamo tutte le risposte, ma quando, pur non vedendo ancora la strada, decidiamo di continuare a camminare affidandoci a Colui per il quale anche ciò che a noi sembra impossibile può diventare l’inizio di una storia nuova. (19 agosto 2026)
1 Ho scritto questa riflessione dopo aver ascoltato un’omelia durante una Santa Messa nella chiesa di San Francesco a Treviso (18 agosto 2026).
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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano presso Feltrinelli



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