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Non tutto è opinione quando è in gioco la fede

Non tutto è opinione

quando è in gioco la fede

di Carlo Silvano

«In fide unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas» (Nella fede, unità; nelle questioni opinabili, libertà; in tutto, carità).

Ieri ho avuto a pranzo tre seminaristi. Tre giovani entusiasti, pieni di speranza e con un desiderio sincero di prepararsi al sacerdozio. Tutti e tre portano la talare. Nel corso della conversazione siamo arrivati anche a parlare di una questione che spesso divide i cattolici: la Messa celebrata secondo il Vetus Ordo, in latino, e quella celebrata secondo il Novus Ordo, generalmente in italiano.

A mio avviso, però, la differenza più importante non dovrebbe essere ricercata semplicemente nella lingua della celebrazione o nella forma rituale. Il problema più profondo riguarda ciò che viene creduto. Un cattolico non può costruirsi una fede personale scegliendo, dalla Scrittura, dalla Tradizione e dal Catechismo, ciò che ritiene condivisibile e scartando ciò che non gli piace. La fede cattolica non è un menù dal quale ciascuno può scegliere le portate.

Il cristiano è chiamato ad accogliere la parola di Cristo anche quando supera la propria mentalità: la resurrezione, la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, la verginità di Maria, il mandato missionario e tutto ciò che la Chiesa, fedele alle Scritture e alla Tradizione apostolica, propone autorevolmente alla fede dei suoi figli. Allo stesso modo, esistono principi morali che non diventano veri o falsi in base alla maggioranza dei consensi.

Per questo non credo che il problema consista nell’essere fedeli al Vetus Ordo o al Novus Ordo. Un cattolico può partecipare all’una o all’altra forma e rimanere pienamente cattolico. Ciò che dovrebbe preoccuparci è, invece, la trasformazione della fede in una sorta di opinione privata: «Io penso che la reincarnazione sia possibile», «per me la Messa è soprattutto una festa», «l’Ostia è soltanto pane», «su aborto, eutanasia o unioni tra persone dello stesso sesso ognuno dovrebbe decidere secondo coscienza». In una parrocchia può così entrare di tutto e di più, fino ad avere una comunità nella quale non si condivide più una medesima fede, ma soltanto qualche abitudine religiosa.

La pluralità è preziosa quando riguarda ciò che è opinabile: decidere l’orario delle Messe, organizzare un campo scuola, stabilire se occorra riparare il campanile oppure rifare il tetto della chiesa. Ma quando si entra nel cuore della dottrina, dei dogmi e dei principi morali fondamentali, non può esistere una Chiesa nella quale ciascuno si costruisce il proprio cristianesimo. Senza una fede comune, la comunità rischia di diventare soltanto un contenitore.

È proprio per questo che mi ha colpito ciò che mi hanno raccontato quei tre giovani. Per loro la talare non è un semplice abito, né un modo per distinguersi dagli altri. È un segno visibile della vocazione e della disponibilità al servizio. Mi hanno raccontato che, proprio perché la indossano, vengono avvicinati da tante persone, giovani e anziane: qualcuno chiede una benedizione, qualcuno cerca una parola di conforto, qualcuno desidera semplicemente essere ascoltato.

È un’immagine che dice molto del rapporto tra sacerdote e popolo. In un’epoca nella quale tanti si sentono soli, vedere un giovane con la talare può ricordare che esiste ancora qualcuno che appartiene a Dio e che si rende disponibile all’uomo. La talare, allora, non chiude una distanza: può diventare una porta attraverso la quale una persona trova il coraggio di avvicinarsi.

Quei tre seminaristi mi hanno lasciato una speranza. Forse la Chiesa ha bisogno proprio di giovani capaci di testimoniare, senza arroganza, ma anche senza vergogna, che la fede non è una costruzione personale e che il sacerdote non è un semplice operatore sociale. È un uomo chiamato a custodire, celebrare e trasmettere qualcosa che non gli appartiene: la fede ricevuta dagli Apostoli.

E ritorno così alla frase latina con cui ho iniziato, perché contiene una regola semplice e preziosa: «In fide unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas» (Nella fede, unità; nelle questioni opinabili, libertà; in tutto, carità).

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria IBS: Libri di Carlo Silvano su IBS  

 


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