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Leone XIV e il Vetus Ordo: non una soppressione, ma una questione di unità della Chiesa

  

Leone XIV e il Vetus Ordo:

non una soppressione,

ma una questione di unità della Chiesa

di Carlo Silvano

Il messaggio che papa Leone XIV ha inviato ai vescovi francesi riuniti a Lourdes nel marzo 2026 merita di essere letto con attenzione, evitando sia gli allarmismi sia le interpretazioni trionfalistiche. Il Pontefice ha dichiarato di essere «particolarmente attento» alla crescita delle comunità legate al Vetus Ordo e ha manifestato la preoccupazione che attorno alla celebrazione della Messa possa continuare ad aprirsi una «dolorosa ferita» nella Chiesa, proprio perché l'Eucaristia è «il sacramento stesso dell’unità».

Da queste parole non risulta, tuttavia, l’annuncio di una volontà di sopprimere la Messa secondo il messale precedente alla riforma liturgica. Al contrario, Leone XIV invita i vescovi a cercare «soluzioni concrete» capaci di «includere generosamente» le persone sinceramente legate al Vetus Ordo, chiedendo contemporaneamente che ciò avvenga «rimanendo fedeli alle indicazioni del Concilio Vaticano II». Il verbo «includere» è importante: indica una prospettiva pastorale di accoglienza, non una dichiarazione di abolizione.

La preoccupazione del Papa sembra, dunque, riguardare soprattutto il rapporto tra liturgia, comunione ecclesiale e recezione del Vaticano II. Per Leone XIV non può esistere una «Chiesa del Vetus Ordo» contrapposta a una «Chiesa del Novus Ordo». La Messa è una sola, Cristo è uno e una è la Chiesa che la celebra. Le differenze rituali non dovrebbero trasformarsi in appartenenze contrapposte.

È significativo, inoltre, che il Pontefice abbia dedicato nel 2026 una serie di catechesi alla Sacrosanctum Concilium. Egli ha sottolineato che la riforma liturgica promossa dal Vaticano II è «saldamente radicata nella tradizione vivente della Chiesa», distinguendola dagli abusi e dalle interpretazioni estremistiche che si sono verificati nel periodo postconciliare. Questo elemento aiuta a comprendere il suo orientamento: difendere il Concilio non significa necessariamente giustificare ogni applicazione concreta della riforma liturgica; significa riconoscere l’autorità del Concilio e leggerne correttamente i documenti.

D’altra parte, la stessa Sacrosanctum Concilium non aveva cancellato il latino: al numero 36 afferma che «l’uso della lingua latina […] sia conservato nei riti latini», pur ammettendo un più ampio ricorso alle lingue volgari. Perciò un cattolico che ami il latino, il canto gregoriano, il silenzio liturgico e la forma tradizionale della celebrazione non è per questo estraneo alla Chiesa. La questione decisiva è il modo in cui vive tale preferenza.

Chi partecipa al Vetus Ordo dovrebbe dunque poterlo fare con profonda devozione, senza sentirsi cattolico di serie B; ma, nello stesso tempo, dovrebbe evitare di considerare illegittimi o inferiori coloro che partecipano alla liturgia riformata. Soprattutto, non dovrebbe trasformare la legittima predilezione per una forma liturgica in un giudizio di rifiuto del Papa o del Concilio Vaticano II.

L’atteggiamento più autenticamente cattolico è quello della fedeltà e della carità: si può avere una sensibilità liturgica tradizionale, esprimere rispettosamente perplessità su alcune applicazioni della riforma e desiderare che il patrimonio liturgico antico sia custodito, senza mettere in discussione la comunione con il Successore di Pietro. La stessa libertà di discutere non può diventare una licenza per contrapporsi all’autorità della Chiesa.

Le parole di Leone XIV sembrano quindi indicare una strada precisa: non cancellare semplicemente ciò che alcuni fedeli amano, ma impedire che la diversità liturgica diventi una frattura ecclesiale. Per chi preferisce il Vetus Ordo, questa prospettiva può essere accolta non con paura, ma con fiducia e responsabilità: custodire una tradizione significa anche dimostrare che essa può essere vissuta nella piena comunione con la Chiesa, con il Papa e con tutti i fratelli nella fede. (Carlo Silvano, agosto 2026).

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria IBS:  Libri di Carlo Silvano su IBS 


 


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