Passa ai contenuti principali

Giovanni Paolo II e Francesco: continuità e differenze pastorali su omosessualità, unioni civili e famiglia

 

 

Giovanni Paolo II e Francesco:

continuità e differenze pastorali

su omosessualità, unioni civili e famiglia

Il dibattito ecclesiale degli ultimi decenni ha spesso messo a confronto il magistero di san Giovanni Paolo II e quello di papa Francesco riguardo all’omosessualità, alle unioni civili e alla famiglia. Una lettura dei documenti ufficiali mostra una sostanziale continuità sul piano dottrinale, mentre emergono differenze significative nell’accento pastorale, nel linguaggio e nelle priorità di governo ecclesiale.

La dottrina cattolica sulla sessualità e sul matrimonio si fonda sulla Sacra Scrittura, in particolare sul richiamo evangelico al progetto originario della creazione: «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una sola carne» (Mt 19,4-6; Mc 10,6-9). Il matrimonio è così inteso come unione stabile tra uomo e donna aperta alla vita. Anche l’apostolo Paolo richiama una visione della morale sessuale coerente con la tradizione cristiana (Rm 1,24-27; 1Cor 6,9-10).

Giovanni Paolo II ha sviluppato questo insegnamento in modo organico nella Familiaris Consortio (1981), nella teologia del corpo e nel Catechismo della Chiesa Cattolica (1992). In tale quadro si distingue tra la persona omosessuale, da accogliere con rispetto e senza discriminazioni, e gli atti omosessuali, giudicati non conformi alla morale cattolica (CCC 2357-2359). Tale impostazione è stata ribadita anche dalla Lettera della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1986, approvata da Giovanni Paolo II.

Per questo pontificato la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna rappresenta il riferimento normativo fondamentale dell’antropologia cristiana e del bene comune. In questa prospettiva si è espresso anche il dissenso verso ipotesi di equiparazione giuridica tra matrimonio e altre forme di convivenza, inclusi i documenti del 2003 sulle unioni tra persone dello stesso sesso.

Papa Francesco ha mantenuto invariata la definizione sacramentale del matrimonio. In Amoris Laetitia si afferma infatti che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (AL 251).

Il suo pontificato ha però sviluppato con maggiore intensità il tema dell’accompagnamento pastorale delle persone omosessuali, sottolineando la necessità di integrazione ecclesiale, ascolto e vicinanza, evitando forme di marginalizzazione.

Alcune sue dichiarazioni su possibili forme di tutela giuridica delle convivenze civili sono state oggetto di dibattito interpretativo. In tali casi, la distinzione più ricorrente nella lettura ecclesiale è tra la dottrina sul matrimonio e le valutazioni prudenziali sull’ambito civile e giuridico. In nessun caso tali interventi sono stati formulati come modifica della dottrina sacramentale.

Un ulteriore elemento di discussione è la dichiarazione Fiducia Supplicans (2023), che autorizza benedizioni non liturgiche e spontanee per persone in situazioni irregolari o coppie dello stesso sesso, precisando esplicitamente che tali atti non costituiscono approvazione dell’unione né assimilazione al matrimonio.

Alla luce dei documenti ufficiali, entrambi i pontificati condividono i punti fondamentali della dottrina cattolica: il matrimonio come unione tra uomo e donna, la distinzione tra persona e atti morali e la chiamata universale alla santità.

Le differenze più rilevanti emergono invece nel linguaggio e nell’approccio pastorale. Giovanni Paolo II ha posto l’accento sulla chiarezza dottrinale e su una visione antropologica fortemente strutturata. Papa Francesco ha insistito maggiormente sul discernimento, sull’accompagnamento personale e sulla dimensione della misericordia come via pastorale privilegiata.

Dopo la morte di papa Francesco e l’elezione di papa Leone XIV, il dibattito ecclesiale ha continuato a concentrarsi anche sulla ricezione di alcuni documenti del pontificato precedente, in particolare Fiducia Supplicans. Nel mondo cattolico sono emerse letture differenti. In particolare, non sono pochi i cattolici che chiedono l’abrogazione del documento Fiducia Supplicans, in modo da eliminare ogni confusione tra i fedeli su temi particolarmente importanti per la fede cattolica e difesi da san Giovanni Paolo II. (Carlo Silvano)

____________________________ 

Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla Libreria IBS: Libri di Carlo Silvano su IBS  

 


 

Commenti

Post popolari in questo blog

Nizza: la città italiana sotto bandiera francese

  Nizza: la città italiana sotto bandiera francese Chi oggi passeggia tra le palme della Promenade des Anglais o tra i vicoli profumati di basilico della Vecchia Nizza vede una città francese. Ma basta grattare un po’ la superficie – o ascoltare attentamente certi suoni e certi nomi – per scoprire un’anima profondamente italiana. Un’italianità che affonda le radici nella storia e che, in momenti cruciali, si è manifestata con forza e orgoglio. Nell’ agosto del 1543 , due potenze alleate – la Francia di Francesco I e la flotta ottomana di Solimano il Magnifico, guidata dal leggendario pirata Barbarossa – strinsero d’assedio Nizza. Allora parte dei domini sabaudi, la città e la contea di Nizza rappresentava una roccaforte strategica tra Provenza e Liguria. I nizzardi resistettero per settimane, combattendo sulle mura e nelle strade. È in quei giorni che emerge la figura di Caterina Segurana , una lavandaia che guidò un manipolo di cittadini nel respingere gli ass...

ROBERT ROSSI, LA FRANCESIZZAZIONE DI TENDA È INIZIATA CON I BAMBINI DELLA SCUOLA

TENDA - « Mi chiamo Robert Rossi e sono nato nel 1944: mia madre è brigasca e conobbe mio padre che svolgeva il servizio militare ne lla GAF, cioè la guardia di frontiera proprio a Briga Marittima. Dopo l’8 settembre del 1943 mio padre fu catturato dai nazisti e portato in Germania, ma finita la guerra ritornò a Briga e si sposò con mia madre per venire a mancare nel 2009 ». Inizia con queste parole l’intervista concessami da Robert Rossi (qui sotto in foto), nato italiano nel 1944 e diventato francese nel 1947, quando il comune di Tenda fu ceduto alla Francia in seguito al Trattato di Parigi. Signor Robert Rossi, a Tenda che lingua si parlava fino al 1945? E qual era il dialetto più diffuso? Oggi qualcuno a Tenda e a Briga parla ancora in dialetto? Fino al 1947 i comuni di Briga Marittima e Tenda rientravano nei confini dell’Italia e quindi la lingua ufficiale era l’italiano. A Briga Marittima era molto diffuso il dialetto locale, cioè il «brigasco», mentre a Tenda ...

Nizza, città francese o italiana?

Intervista allo storico e politico Alain Roullier-Laurens LA CITT À DI NIZZA RIPENSA AL SUO PASSATO ITALIANO Ha dato i natali a Giuseppe Garibaldi, artefice dell'unità nazionale Perché in certi libri scolastici non si parla della cessione della città di Nizza e della regione della Savoia da parte del governo di Torino a quello di Parigi nel 1860? Da questo interrogativo prende lo spunto l'intervista che segue, rilasciataci da Alain Roullier-Laurens , fondatore della “ Lega per la restaurazione delle libertà nizzarde ”. Nato a Nizza nel 1946, Alain Roullier-Laurens discende per parte di madre da una famiglia residente a Nizza ancor prima del 1388, anno della dedizione ai Savoia, ed è autore di numerosi libri che hanno provocato scalpore - ogni volta che sono usciti - sull'ideologia indipendentista nizzarda, sui retroscena dell'annessione e del falso plebiscito. I libri di Alain Roullier si basano su documenti inediti ed adoperati per la prima volta, come ...