Il volto del Padre nel Figlio:
il cuore del cristianesimo davanti all’islam
Nel mio libro Il Dio di Gesù e il Dio dell’islam. Cristiani e musulmani di fronte alla verità ho cercato di affrontare il confronto tra cristianesimo e islam partendo dal suo nucleo più profondo: il volto di Dio rivelato in Gesù Cristo.
Le parole rivolte da Gesù a Nicodèmo nel Vangelo di Giovanni rappresentano il cuore stesso della fede cristiana: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito» (Gv 3,16). In questo annuncio è racchiusa la differenza decisiva tra il cristianesimo e ogni altra concezione religiosa di Dio. Il Dio cristiano non resta distante, irraggiungibile o semplicemente onnipotente: entra nella storia, assume un volto umano e si lascia incontrare nella persona di Gesù Cristo.
Ho scritto questo libro perché oggi, anche in Occidente, si tende spesso a parlare delle religioni come se fossero tutte equivalenti, quasi che le differenze riguardassero soltanto aspetti culturali o morali. Ma il cristianesimo non nasce anzitutto da una legge, da un sistema religioso o da uno sforzo umano verso Dio. Nasce dall’iniziativa di Dio che si dona all’uomo nel Figlio.
Quando Gesù afferma: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6), non indica semplicemente un insegnamento spirituale tra i tanti. Egli dichiara di essere Lui stesso la Via verso il Padre. È in Cristo che Dio rivela pienamente il suo volto misericordioso e salva l’umanità attraverso l’amore della croce.
Nel libro ho cercato di mostrare come questa visione si distingua profondamente dalla concezione islamica di Dio. Nell’islam, Allah è affermato nella sua assoluta unicità e trascendenza, ma non entra nella storia come Padre che dona il Figlio per la salvezza del mondo. Proprio qui emerge il punto centrale del confronto tra le due fedi.
Questo non significa negare la possibilità del dialogo. Al contrario, credo che il dialogo autentico possa nascere soltanto dalla chiarezza delle identità religiose e non dalla loro confusione. Un cristiano che dimentica Cristo nel tentativo di dialogare finisce infatti per smarrire il cuore stesso del Vangelo.
Per questo il libro insiste anche sull’importanza dell’annuncio cristiano. In un tempo in cui molti parlano di spiritualità senza Cristo, il Vangelo continua invece a ricordarci che il Padre si lascia conoscere pienamente solo nel Figlio. Senza Gesù, Dio rischia di restare un’idea astratta; con Gesù, il Padre assume un volto, una voce e un amore capace di salvare ogni uomo.
In fondo, tutto il libro nasce da questa convinzione: il cristianesimo non annuncia semplicemente una religione, ma una Persona. E questa Persona è Gesù Cristo, il Figlio donato dal Padre per la salvezza del mondo.
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