Taybeh non sia lasciata sola
C’è un piccolo villaggio della Cisgiordania che rischia di diventare il simbolo silenzioso della scomparsa dei cristiani dalla Terra Santa. Si chiama Taybeh ed è l’ultimo villaggio della Palestina storica abitato interamente da cristiani. Qui, da secoli, convivono fedeli delle Chiese greco-ortodossa, latina e melchita, custodi di una presenza che affonda le proprie radici nei primi tempi del cristianesimo.
Oggi quella comunità vive giorni di crescente paura. Negli ultimi mesi, gli abitanti hanno denunciato ripetuti episodi di intimidazione, danneggiamenti ai terreni agricoli e incursioni attribuite a coloni israeliani provenienti dagli avamposti vicini. Il caso che ha suscitato maggiore allarme è quello dell’incendio che ha interessato le colline attorno al villaggio. Secondo i responsabili religiosi locali e la protezione civile palestinese, le operazioni di spegnimento sarebbero state ostacolate da gruppi di coloni. Alcuni aspetti dell’accaduto restano oggetto di verifica, ma il clima di pressione e di insicurezza denunciato dalla popolazione è confermato anche da organismi internazionali, che segnalano un forte aumento delle violenze dei coloni in Cisgiordania.
Per Taybeh, tuttavia, la questione va oltre la cronaca. Ogni famiglia che lascia il villaggio rappresenta una ferita inferta alla presenza cristiana nella terra in cui il Vangelo ha preso forma. Da decenni l’emigrazione, alimentata dal conflitto, dall’instabilità e dalle difficoltà economiche, riduce progressivamente il numero dei cristiani in Terra Santa. Oggi il rischio è che anche una delle ultime comunità integralmente cristiane venga lentamente svuotata dalla paura.
Non si tratta di difendere una minoranza per ragioni identitarie o confessionali. Si tratta di tutelare persone che chiedono semplicemente di poter vivere in sicurezza, coltivare la propria terra, pregare nelle proprie chiese e offrire ai figli un futuro senza violenza. Sono diritti fondamentali, che appartengono a ogni essere umano e che devono essere garantiti senza distinzioni.
Proteggere Taybeh significa anche difendere il pluralismo religioso della Terra Santa. La presenza cristiana costituisce una ricchezza spirituale e culturale che appartiene all’intera umanità. Se questa presenza dovesse continuare a ridursi, non perderebbero soltanto i cristiani palestinesi, ma verrebbe meno una parte essenziale della storia e dell’identità di quei luoghi.
Per questo la comunità internazionale non può limitarsi all’osservazione. È necessario che siano garantite la sicurezza dei civili, la tutela dei luoghi di culto e il rispetto del diritto internazionale, accertando con imparzialità le responsabilità di ogni episodio di violenza.
La comunità di Taybeh non chiede privilegi. Chiede di poter continuare a esistere. E il futuro dei cristiani di Terra Santa passa anche dalla capacità del mondo di non voltarsi dall’altra parte davanti al loro silenzioso dramma. (Carlo Silvano)
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