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Resurrezione di Gesù Cristo, Gli apostoli non avevano nulla da guadagnare e tutto da perdere

Gli apostoli non avevano 

nulla da guadagnare 

e tutto da perdere

Ieri pomeriggio – sabato 18 aprile – ho avuto la possibilità di partecipare, presso un’abitazione privata a Ponzano Veneto, ad una catechesi dedicata alla risurrezione di Gesù Cristo. È stato un incontro semplice, vissuto nella quiete di una casa e nella fraternità della preghiera, ma capace di suscitare riflessioni profonde. Tornando a casa continuavo a pensare a una domanda che è anche il cuore della fede cristiana: che cosa sarebbe accaduto se Gesù non fosse realmente risorto? 

Se la risurrezione fosse stata soltanto una suggestione o un racconto costruito dopo la morte del Maestro, è molto probabile che il piccolo gruppo dei discepoli si sarebbe disperso. La crocifissione di Gesù era stata una tragedia per loro. Avevano visto il loro Maestro arrestato, umiliato e condannato alla morte più infamante. Durante la Passione molti di loro avevano avuto paura, tanto che i Vangeli raccontano che si nascosero. 

Eppure accadde qualcosa di sorprendente. Quegli stessi uomini, che pochi giorni prima erano impauriti e disorientati, iniziarono a proclamare pubblicamente che Gesù era vivo. Non parlarono di una vaga esperienza spirituale, ma affermarono con decisione di averlo visto, di aver parlato con lui e perfino di aver mangiato con lui dopo la risurrezione. 

Questo aspetto è chiaramente testimoniato nel libro degli Atti degli Apostoli. In At 10, 40-43 l’apostolo Pietro annuncia:

«Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio». 

Queste parole colpiscono per la loro concretezza. Pietro non parla di una teoria o di un simbolo. Parla di un’esperienza reale: “noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui”. È una testimonianza che insiste sul carattere storico e concreto dell’incontro con il Risorto. Gli apostoli non dicono semplicemente di aver “sentito” che Gesù era vivo; affermano di aver condiviso con lui gesti quotidiani, come mangiare e bere. Questo dettaglio sottolinea che il Risorto non è un’ombra o una visione, ma il Signore vivo che si manifesta ai suoi discepoli. 

Un altro elemento importante di questo brano è l’idea della testimonianza. Pietro afferma che Dio ha scelto dei “testimoni”. La fede cristiana non nasce da un mito o da una filosofia, ma dalla testimonianza di persone che hanno visto e incontrato il Risorto. Proprio per questo gli apostoli sentirono il dovere di annunciare ciò che avevano visto, anche a costo della vita. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insiste molto su questo aspetto. Al n. 641 si legge: 

«Le prime comunità cristiane hanno sempre creduto che la risurrezione fosse un fatto reale, testimoniato da uomini che hanno realmente incontrato il Risorto». 

Questo significa che la fede della Chiesa non si fonda su una leggenda nata col passare del tempo, ma su una testimonianza diretta. Gli apostoli non erano ingenui né sprovveduti. Sapevano bene che proclamare Gesù risorto avrebbe portato persecuzioni. E infatti fu proprio ciò che accadde. 

La storia della Chiesa nascente lo dimostra con grande chiarezza. La tradizione cristiana ricorda che quasi tutti gli apostoli morirono martiri: Pietro e Paolo a Roma, Giacomo a Gerusalemme, Andrea, Tommaso e molti altri in varie regioni del mondo. L’unico apostolo che non subì il martirio fu Giovanni, che tuttavia conobbe persecuzioni ed esilio. 

Nei secoli successivi la situazione non cambiò. Per circa tre secoli i cristiani furono perseguitati a più riprese dall’Impero romano e il numero dei martiri fu immenso. Uomini e donne di ogni condizione ed età preferirono affrontare la morte piuttosto che rinnegare Cristo. Non difendevano un’idea astratta, ma la certezza che Gesù era vivo. 

Il Catechismo sottolinea anche un altro punto fondamentale. Al n. 644 afferma: 

«Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la risurrezione di Cristo fuori dell’ordine fisico e non riconoscerla come un fatto storico». 

La risurrezione, certo, supera la storia perché introduce nella gloria di Dio, ma allo stesso tempo lascia tracce reali nella storia attraverso i testimoni. È un evento che cambia radicalmente la vita di coloro che lo incontrano. 

Proprio questo cambiamento è forse uno dei segni più forti della verità della risurrezione. Gli apostoli, da uomini impauriti, diventano annunciatori coraggiosi del Vangelo. Non cercano privilegi né sicurezza: portano semplicemente una testimonianza. 

Ripensando alla catechesi di ieri, mi è sembrato chiaro che una trasformazione così radicale non si spiega facilmente se non partendo da un fatto reale. Gli apostoli non avevano nulla da guadagnare e tutto da perdere. Eppure continuarono ad annunciare con forza che Gesù era vivo. 

La risurrezione non è soltanto un evento del passato, ma il fondamento della nostra fede e della nostra speranza. Se Cristo è davvero risorto, allora la morte non ha l’ultima parola e la nostra vita ha un orizzonte eterno. 

Questa consapevolezza rende ancora più preziosa la testimonianza degli apostoli. Essi hanno visto il Risorto e hanno dato la vita per questa verità. E oggi, a distanza di duemila anni, la loro testimonianza continua a sostenere la fede della Chiesa e di ogni credente che cerca il Signore nella propria vita. (Carlo Silvano)

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento al sito della Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano

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