Misericordia e verità nel ministero petrino: una riflessione pastorale sulla disciplina eucaristica alla luce del magistero recente
Misericordia e verità nel ministero petrino:
una riflessione pastorale sulla disciplina eucaristica
alla luce del magistero recente
Negli ultimi giorni la stampa italiana ha riportato alcune parole attribuite a papa Francesco in un’intervista rilasciata dal suo infermiere personale. Secondo il racconto, quando l’infermiere avrebbe confidato di essere divorziato, il Papa avrebbe risposto: «che problema c’è?» e si sarebbe anche interessato al fatto che i sacerdoti gli permettessero o meno di ricevere la Comunione.
Al di là del contesto informale in cui queste parole sarebbero state pronunciate, l’episodio solleva una questione teologica significativa. Esso riguarda infatti l’accesso all’Eucaristia da parte dei fedeli divorziati che vivono in una nuova unione e, più in generale, il rapporto tra misericordia pastorale e verità sacramentale.
Il punto di partenza di ogni riflessione cattolica sul matrimonio non è una disciplina ecclesiastica, ma l’insegnamento stesso di Cristo. Nei Vangeli Gesù afferma con chiarezza l’indissolubilità del matrimonio: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio» (Mc 10,11). Il matrimonio sacramentale, una volta validamente celebrato, costituisce un vincolo che nessuna autorità umana può sciogliere.
Su questa base evangelica si fonda la disciplina della Chiesa riguardo all’Eucaristia. Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) afferma che i divorziati risposati civilmente «si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio» e, per questo motivo, «non possono accedere alla Comunione eucaristica per tutto il tempo che perdura tale situazione» (CCC 1650).
La ragione di questa disciplina non è punitiva, ma sacramentale. L’Eucaristia è il segno della piena comunione con Cristo e con la Chiesa; riceverla mentre si vive stabilmente in una situazione oggettivamente contraria al Vangelo del matrimonio introdurrebbe una contraddizione tra il segno sacramentale e la vita concreta del fedele.
Questo insegnamento è stato ribadito con grande chiarezza dal magistero contemporaneo. Papa Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica “Familiaris Consortio”, affrontò esplicitamente la questione dei divorziati risposati. Nel n. 84 egli afferma che la Chiesa, pur accompagnando con carità queste persone, «ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati». Il motivo è che il loro stato di vita «contraddice oggettivamente quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa significata e attuata nell’Eucaristia».
Giovanni Paolo II sottolinea, inoltre, un aspetto pastorale spesso trascurato: ammettere abitualmente alla Comunione chi vive in una nuova unione creerebbe confusione tra i fedeli circa l’indissolubilità del matrimonio. In altre parole, non si tratta soltanto della situazione personale di alcuni individui, ma della testimonianza pubblica della Chiesa riguardo alla verità del sacramento matrimoniale.
Anche il magistero di papa Benedetto XVI ha confermato con decisione questa linea. Nell’esortazione apostolica “Sacramentum Caritatis” egli riafferma che i divorziati risposati «non possono essere ammessi alla comunione eucaristica» perché la loro condizione «contrasta oggettivamente con il vincolo d’amore tra Cristo e la Chiesa».
Benedetto XVI insiste inoltre su un punto teologico fondamentale: l’Eucaristia non è soltanto un gesto di accoglienza comunitaria, ma il sacramento della verità della fede. Per questo motivo la disciplina eucaristica non è un semplice regolamento ecclesiastico modificabile a piacimento, ma deriva direttamente dalla natura del sacramento stesso.
Ciò non significa che la Chiesa abbandoni o escluda le persone divorziate. Al contrario, sia Giovanni Paolo II che Benedetto XVI insistono sulla necessità di una pastorale di accompagnamento. I fedeli che vivono in queste situazioni sono chiamati a partecipare alla vita ecclesiale — ascoltando la Parola di Dio, partecipando alla liturgia, educando cristianamente i figli — e sono oggetto di una particolare cura pastorale.
Allo stesso tempo, però, la carità pastorale non può contraddire la verità dottrinale. La misericordia cristiana non consiste nel dichiarare irrilevante ciò che il Vangelo definisce peccato, ma nell’accompagnare le persone verso una vita sempre più conforme alla volontà di Dio.
Alla luce di questo quadro dottrinale, l’eventuale affermazione «che problema c’è?» riferita alla condizione di una persona divorziata appare teologicamente problematica. Essa rischia infatti di suggerire che il divorzio o una nuova unione non costituiscano una questione rilevante dal punto di vista morale e sacramentale, mentre il Vangelo e il magistero costante della Chiesa affermano esattamente il contrario.
Ancora più delicata è l’idea che la questione principale riguardi la disponibilità dei sacerdoti ad amministrare la Comunione. La disciplina eucaristica non dipende dalla sensibilità pastorale del singolo presbitero, ma dall’insegnamento universale della Chiesa.
Il Papa, come successore di Pietro, ha il compito di confermare i fratelli nella fede e di custodire l’unità dottrinale della Chiesa. Per questo motivo anche affermazioni pronunciate in contesti informali dovrebbero sempre riflettere con chiarezza la continuità del magistero.
L’insegnamento dei Vangeli, del Catechismo e dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI mostra con grande coerenza che la disciplina riguardante i divorziati risposati non nasce da rigidità giuridica, ma dalla fedeltà della Chiesa alla parola di Cristo sul matrimonio e sull’Eucaristia.
Per questa ragione una pastorale autenticamente cattolica non può separare misericordia e verità. Accogliere le persone non significa negare la realtà del peccato o modificare il significato dei sacramenti. Significa piuttosto accompagnare ogni fedele verso la pienezza della comunione con Cristo, che passa sempre attraverso la conversione e la fedeltà al Vangelo. (Carlo Silvano)
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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni collegarsi al seguente sito della Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano su Feltrinelli



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