Tre certezze che fanno un cattolico:
Eucaristia, Risurrezione e missione
In un tempo in cui l’identità cristiana rischia spesso di essere ridotta a una tradizione culturale o a un generico sentimento religioso, è necessario tornare alla sorgente della fede. Che cosa significa davvero essere cattolici? Non basta essere stati battezzati da bambini, né identificarsi con una certa eredità storica o culturale. La fede cattolica nasce da alcune verità decisive che i Vangeli annunciano e che la Chiesa custodisce nel suo insegnamento. Senza queste verità, il cristianesimo perde il suo cuore.
La prima verità riguarda la presenza reale di Gesù Cristo nell’Eucaristia. Nell’ultima cena, Gesù non usa un linguaggio simbolico o puramente evocativo. I Vangeli riportano parole chiare e solenni: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi» (Lc 22,19). E ancora: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti» (Mc 14,24). La Chiesa ha sempre compreso queste parole nella loro verità piena: nel sacramento dell’Eucaristia Cristo è realmente presente. Non solo spiritualmente o simbolicamente, ma realmente, sostanzialmente.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) afferma con precisione: «Nel santissimo sacramento dell’Eucaristia sono contenuti veramente, realmente e sostanzialmente il Corpo e il Sangue insieme con l’Anima e la Divinità di nostro Signore Gesù Cristo» (CCC 1374). Questa presenza non è una metafora religiosa: è il centro della vita della Chiesa. Per questo motivo la Messa non è semplicemente un’assemblea di preghiera, ma il momento in cui il sacrificio di Cristo si rende sacramentalmente presente. Il Catechismo ricorda infatti: «L’Eucaristia è fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (CCC 1324).
Chi non riconosce questa realtà può apprezzare la dimensione comunitaria della liturgia o il valore morale del cristianesimo, ma non si colloca pienamente nella fede cattolica, perché rifiuta il suo cuore sacramentale.
La seconda verità riguarda la risurrezione di Cristo. Il cristianesimo non nasce da un insegnamento etico o da una filosofia religiosa, ma da un evento. I Vangeli testimoniano che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, dopo essere stato crocifisso e morto, è risorto realmente con il suo corpo.
Nel Vangelo di Luca il Risorto dice ai discepoli: «Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho» (Lc 24,39). E per dissipare ogni dubbio mangia davanti a loro. Il racconto evangelico insiste su un punto decisivo: la risurrezione non è un simbolo spirituale né una semplice esperienza interiore dei discepoli. È un evento reale che coinvolge il corpo di Cristo.
Il Catechismo lo afferma con chiarezza: «La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo» (CCC 638). E aggiunge: «Cristo è risorto dai morti con il suo proprio corpo» (CCC 645). Senza questa realtà, la fede cristiana si dissolverebbe in una semplice memoria del passato. Ma se Cristo è davvero risorto, allora la morte non è l’ultima parola e la storia dell’uomo è aperta all’eternità.
La terza verità riguarda la missione. La fede non è un tesoro privato da custodire nel silenzio della propria coscienza. È un dono destinato a essere condiviso. Alla fine del Vangelo secondo Matteo, il Risorto affida ai discepoli un mandato che attraversa i secoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19).
Questo comando non riguarda solo i missionari o i sacerdoti. È rivolto a tutta la Chiesa. Ogni battezzato è chiamato a testimoniare il Vangelo nella propria vita concreta: nella famiglia, nel lavoro, nelle relazioni quotidiane. Il Catechismo lo ricorda con parole molto chiare: «La vocazione cristiana è per sua natura anche vocazione all’apostolato» (CCC 863).
Annunciare il Vangelo non significa imporre una fede o entrare in conflitto con il mondo. Significa rendere visibile, attraverso le parole e le opere, la presenza di Cristo nella propria vita. In una società spesso segnata dall’indifferenza religiosa, la testimonianza quotidiana diventa la prima forma di missione.
Quando queste tre dimensioni sono unite — fede nell’Eucaristia, fede nella Risurrezione e disponibilità alla missione — allora l’identità cattolica appare nella sua pienezza. Senza l’Eucaristia il cristianesimo perde il suo centro sacramentale; senza la Risurrezione perde il suo fondamento storico; senza la missione perde il suo slancio verso il mondo.
Essere cattolici significa dunque entrare in una relazione viva con Gesù Cristo: riconoscerlo presente nell’Eucaristia, credere nella sua vittoria sulla morte e accogliere il compito di farlo conoscere agli altri.
Non si tratta di un’identità culturale o sociologica, ma di una scelta di fede che coinvolge tutta la vita. Una scelta che continua a risuonare nelle parole con cui il Risorto conclude il Vangelo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). In questa promessa si trova la certezza della Chiesa e la ragione profonda per cui, ancora oggi, milioni di credenti continuano a spezzare il pane e ad annunciare il Vangelo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. (Carlo Silvano)
___________________________
Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul seguente collegamento alla libreria Il Libraccio: Libri di Carlo Silvano




Commenti
Posta un commento