“Andate e annunciate”: il cuore del mandato missionario tra Vangelo, Catechismo e magistero contemporaneo
“Andate e annunciate”:
il cuore del mandato missionario
tra Vangelo, Catechismo e magistero contemporaneo
Il mandato missionario nasce dal cuore stesso dell’incontro con Gesù Cristo il Risorto e costituisce l’identità più profonda della Chiesa. Quando il Signore invia i discepoli nel mondo, non affida loro un progetto culturale o sociale, ma la proclamazione della sua persona e della salvezza che scaturisce dal suo mistero pasquale: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19-20), «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). In queste parole si manifesta una dinamica che attraversa tutti i Vangeli: chi ha incontrato Cristo non può trattenerlo per sé, perché la fede, per sua natura, tende alla comunicazione e alla testimonianza. Anche il quarto Vangelo lega esplicitamente la missione alla stessa missione del Figlio: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21).
Il Catechismo della Chiesa Cattolica interpreta questa consegna come un compito permanente e costitutivo, affermando che l’evangelizzazione è «il dovere fondamentale del Popolo di Dio» (CCC 849) e che la Chiesa «è missionaria per sua natura» (CCC 850). Non si tratta di un’attività tra le altre, ma della forma concreta dell’obbedienza al comando del Signore. L’annuncio di Cristo morto e risorto, unico Salvatore dell’uomo, è il primo servizio reso all’umanità, perché introduce ogni persona nella comunione con Dio e nella vita nuova dello Spirito (CCC 851-852). In questa prospettiva si comprende come tutte le altre dimensioni dell’impegno cristiano trovino il loro senso solo in relazione a questa priorità.
Il magistero di papa Leone XIV ha più volte richiamato la necessità di ritornare a un cristianesimo essenziale e kerigmatico, capace di mettere al centro la persona di Gesù e non le sue conseguenze sociologiche. Nelle sue omelie per la Giornata missionaria mondiale papa Leone ha ricordato che «la Chiesa non cresce per progetti umani, ma per attrazione verso Cristo annunciato e testimoniato» (Omelia per la Giornata missionaria mondiale). In diverse udienze ha insistito sul fatto che ogni battezzato è inviato, non per diffondere valori generici, ma per far conoscere il volto del Signore e la gioia del Vangelo (Udienza generale sul mandato missionario).
Da qui deriva anche il giusto ordine delle priorità. L’impegno per la giustizia, la pace e la custodia del creato appartiene autenticamente alla vita cristiana, ma non può mai sostituire l’annuncio esplicito della fede. Senza Cristo, anche le opere più nobili perdono il loro orizzonte ultimo e rischiano di ridursi a semplice filantropia. Con Cristo, invece, ogni azione trova la sua verità e diventa segno del Regno. Per questo il compito fondamentale del cristiano resta annunciare il Vangelo con la parola e con la vita, sapendo che tutto il resto è conseguenza e non fondamento.
Il mandato missionario non è dunque un peso, ma la forma della gioia pasquale che si comunica. Come i discepoli di Emmaus, che dopo aver riconosciuto il Signore «partirono senza indugio» (Lc 24,33), così ogni credente è chiamato a uscire da sé per dire al mondo che Cristo è vivo. In questa urgenza si custodisce la fedeltà al Vangelo, l’insegnamento del Catechismo e il richiamo del magistero contemporaneo di papa Leone XIV: la Chiesa esiste per evangelizzare e ogni battezzato trova qui la ragione più vera della propria presenza nella storia. (Carlo Silvano)
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