Forti nella luce,
deboli nella paura:
la strategia smascherata
Nei suoi appunti essenziali degli Esercizi Spirituali, sant’Ignazio di Loyola descrive il nemico dell’uomo, ovvero il demonio, con un realismo che sorprende anche il credente contemporaneo: lo spirito del male si comporta come un prepotente, audace con chi cede e pavido davanti a chi resiste. È una dinamica spirituale che oggi leggiamo nelle pieghe della vita quotidiana: la tentazione cresce dove trova stanchezza, solitudine, confusione; arretra invece davanti a una coscienza vigilante, nutrita dalla preghiera e dalla Parola.
Nei Vangeli questa presenza non è simbolica né folkloristica. Gesù non dialoga con un’idea astratta, ma libera persone reali da una schiavitù reale; nel deserto respinge il tentatore con la forza della Scrittura; avverte Pietro che satana vuole “vagliarlo come il grano”. Il male personale esiste e lavora, con intelligenza e ostinazione, per allontanare l’uomo dalla sua vocazione alla comunione con Dio.
Sant’Ignazio osserva che il demonio ama il segreto che chiude, la vergogna che isola, il pensiero che sussurra: “non cambierai mai”. È forte con i deboli perché li convince di essere soli; è debole con i forti perché la luce condivisa smonta i suoi inganni. Quando l’anima espone le proprie lotte, quando riceve i sacramenti, quando compie scelte concrete di bene, il nemico perde terreno. Non sopporta la chiarezza, né la perseveranza nelle piccole fedeltà quotidiane.
In una cultura che tende a dissolvere tutto nel psicologico o nel simbolico, la tradizione evangelica e ignaziana ricorda che la posta in gioco è eterna. Non per alimentare paura, ma per risvegliare responsabilità: ogni uomo è campo di una battaglia reale. E tuttavia la buona notizia è decisiva: il demonio non è forte in sé, lo diventa solo dove trova resa. Davanti a un cuore radicato in Cristo, la sua arroganza si rivela per ciò che è: fragilità travestita.
Essere forti, allora, non significa non cadere mai, ma rialzarsi subito, nella luce. È lì che il demonio diventa debole e l’anima scopre la sua vera libertà. (Carlo Silvano)
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