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Santandrà di Povegliano. La parola al consigliere regionale Luca Baggio

All'incontro informativo sulle mutilazioni genitali femminili svoltosi lo scorso 9 ottobre a Santandrà di Povegliano, era presente anche il consigliere regionale Luca Baggio (Lega nord), il quale ci ha rilasciato l'intervista che segue.

Consigliere Baggio, secondo una recente stima offerta dal Ministero per le pari opportunità, nel Veneto vivono più di quindicimila donne che - nel loro Paese di origine - hanno subito delle mutilazioni genitali. Di fronte a questa cifra quali sono le sue considerazioni?
Quando ho saputo la notizia sono inorridito. E' un fenomeno tenuto nascosto da una cultura che tratta la donna come un oggetto e non come un essere umano. Non è accettabile sopportare che ci sia gente che vive al di fuori delle regole senza rispettare le loro compagne, le loro mogli, le loro figlie. Questa barbara pratica non consente a delle povere bambine di essere normali, vivranno sempre con una menomazione sia fisica che psicologica. E' inaccettabile questa situazione, servono provvedimenti duri.

Lei a Santandrà di Povegliano ha presenziato ad un incontro informativo sull'infibulazione. Cosa l'ha colpita di più nell'ascoltare le varie relazioni?
La relazione sulle cifre ha colto un po' tutti impreparati perché probabilmente nessuno pensava che il fenomeno avesse queste dimensioni. E tutto avviene nella più assoluta clandestinità, contro il volere delle povere vittime di questo rituale e senza nessuna tutela igienico-sanitaria. Anche la relazione del medico mi ha lasciato sconcertato, per ciò che avviene, per questa barbarie, per le sofferenze che provoca e per le conseguenze che produce. Non è questione di religione, questa è violenza e basta. Va fermata.

Quale politica, a suo avviso, si deve adottare nei confronti degli immigrati che intendono conservare e praticare anche in Italia le mutilazioni genitali femminili?
E' un reato e come tale va punito. Bisogna usare la massima severità per estirpare il fenomeno. Inasprimento delle pene ed espulsione immediata. Meglio ancora sarebbe far scontare la pena nei loro Paesi di origine.

Lei sta preparando a Riese un incontro culturale volto a sensibilizzare i cittadini sul dramma dell'infibulazione. Può farci qualche anticipazione?
L'incontro servirà per far riflettere su un fenomeno che si conosce poco perché coperto da omertà, vergogna, paura. Invece anche le donne immigrate devono reagire e ribellarsi, anche contro i loro uomini, per salvare le loro figlie. Andrebbe punita anche l'omertà garantendo sostegno a chi denuncia i fatti.

Oltre all'infibulazione, in Italia sta emergendo anche la problematica della poligamia. Con l'attuale sanatoria delle badanti si nota che tanti immigrati - come quelli del Marocco - pur avendo un modesto stipendio e una moglie casalinga, chiedono di far venire dal loro Paese una donna come badante, e tutto ciò avviene in un contesto dove è forte il sospetto che si tratti della seconda moglie. Cosa bisogna fare?
In Italia c'è la monogamia, chi vuol avere più donne deve stare a casa sua. I controlli devono essere puntuali, non possiamo permetterci un'altra ondata di persone che poi pesano sulla nostra spesa sociale. Quindi verifiche severe anche sulle reali prestazioni delle badanti, sugli orari, sui pagamenti, sui conti dove vanno a finire gli stipendi: chi fa il furbo dev'essere rispedito a casa sua.

Ultima domanda: qual è la sua opinione in merito alla richiesta avanzata da certi immigrati di togliere il Crocifisso dai luoghi pubblici?
Il problema non può neanche essere posto, è una richiesta irricevibile; le nostre tradizioni, che hanno segnato la storia del nostro popolo, vanno mantenute; sono gli immigrati che devono adeguarsi. (a cura di Carlo Silvano)

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