Passa ai contenuti principali

7. Quando il rispetto diventa il cuore dell’amicizia

 

Quando il rispetto 
diventa il cuore dell’amicizia
 
Tra le molte risposte raccolte tramite un questionario anonimo sull’amicizia proposto agli alunni di una quinta elementare, ce n’è una che colpisce per la sua profondità e maturità: quella di un alunno di quinta elementare (nato nel 2015) che ha scelto di mettere al primo posto, tra le qualità di un vero amico, il rispetto, anche quando non si è d’accordo. Non la simpatia, non il divertimento immediato, ma il rispetto delle idee e dei pensieri dell’altro. In questa scelta semplice e silenziosa si intravede una comprensione sorprendentemente adulta delle relazioni. 
Dire che un amico è colui che ti rispetta anche quando la pensi diversamente significa riconoscere che l’amicizia non è fusione, né uniformità, ma incontro tra persone che restano se stesse. Questo bambino sembra aver colto che il legame più autentico non nasce dal pensare allo stesso modo, ma dal sentirsi accolti anche nelle differenze. È una visione che parla di sicurezza interiore, di fiducia e di un desiderio profondo di essere riconosciuti per ciò che si è. 
Subito dopo il rispetto, compaiono la gentilezza e la disponibilità. È come se questo alunno ci dicesse che l’amicizia si costruisce nei gesti quotidiani, nei modi di fare, nelle attenzioni piccole, ma costanti. Essere gentili non è solo una questione di buone maniere, ma di intenzione: significa voler bene, prendersi cura, non ferire. La disponibilità, poi, racconta un’amicizia che non si ritrae davanti ai bisogni dell’altro, ma sa esserci, senza invadere e senza sottrarsi. 
Al terzo posto troviamo l’ascolto e la capacità di capire gli altri. Anche qui emerge un’idea di relazione profonda, che va oltre il gioco condiviso. Ascoltare vuol dire fare spazio, sospendere il proprio punto di vista per accogliere quello dell’amico. Per un bambino di quinta elementare, riconoscere il valore dell’ascolto significa aver già sperimentato quanto faccia bene sentirsi compresi e quanto possa far male, invece, essere ignorati. 
Seguono l’aiuto nei momenti di difficoltà e, solo alla fine, il fatto che un amico faccia ridere e stare bene. Non perché il divertimento non sia importante, ma perché viene dopo. È come se questo bambino avesse intuito che la gioia più vera nasce quando ci si sente sostenuti, non quando si ride soltanto. Ridere insieme è bello, ma aiutarsi quando serve rende il legame più solido e duraturo. 
Questa risposta non è solo un elenco di qualità: è una piccola lezione di educazione affettiva. Ci ricorda che i bambini, se ascoltati, sanno dire molto più di quanto immaginiamo. E che spesso, nel loro modo diretto e sincero, indicano agli adulti la strada verso relazioni più vere, fondate sul rispetto, sulla cura e su una gioia che nasce dall’incontro autentico con l’altro. (Carlo Silvano)
 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

ROBERT ROSSI, LA FRANCESIZZAZIONE DI TENDA È INIZIATA CON I BAMBINI DELLA SCUOLA

TENDA - « Mi chiamo Robert Rossi e sono nato nel 1944: mia madre è brigasca e conobbe mio padre che svolgeva il servizio militare ne lla GAF, cioè la guardia di frontiera proprio a Briga Marittima. Dopo l’8 settembre del 1943 mio padre fu catturato dai nazisti e portato in Germania, ma finita la guerra ritornò a Briga e si sposò con mia madre per venire a mancare nel 2009 ». Inizia con queste parole l’intervista concessami da Robert Rossi (qui sotto in foto), nato italiano nel 1944 e diventato francese nel 1947, quando il comune di Tenda fu ceduto alla Francia in seguito al Trattato di Parigi. Signor Robert Rossi, a Tenda che lingua si parlava fino al 1945? E qual era il dialetto più diffuso? Oggi qualcuno a Tenda e a Briga parla ancora in dialetto? Fino al 1947 i comuni di Briga Marittima e Tenda rientravano nei confini dell’Italia e quindi la lingua ufficiale era l’italiano. A Briga Marittima era molto diffuso il dialetto locale, cioè il «brigasco», mentre a Tenda ...

Nizza, città francese o italiana?

Intervista allo storico e politico Alain Roullier-Laurens LA CITT À DI NIZZA RIPENSA AL SUO PASSATO ITALIANO Ha dato i natali a Giuseppe Garibaldi, artefice dell'unità nazionale Perché in certi libri scolastici non si parla della cessione della città di Nizza e della regione della Savoia da parte del governo di Torino a quello di Parigi nel 1860? Da questo interrogativo prende lo spunto l'intervista che segue, rilasciataci da Alain Roullier-Laurens , fondatore della “ Lega per la restaurazione delle libertà nizzarde ”. Nato a Nizza nel 1946, Alain Roullier-Laurens discende per parte di madre da una famiglia residente a Nizza ancor prima del 1388, anno della dedizione ai Savoia, ed è autore di numerosi libri che hanno provocato scalpore - ogni volta che sono usciti - sull'ideologia indipendentista nizzarda, sui retroscena dell'annessione e del falso plebiscito. I libri di Alain Roullier si basano su documenti inediti ed adoperati per la prima volta, come ...

Patrizia Caproni (DSP): “Rimettere l’uomo al centro dell’economia e della politica. Solo così il Triveneto può ripartire”

  Patrizia Caproni (DSP): “ Rimettere l’uomo al centro dell’economia e della politica. Solo così il Triveneto può ripartire” ( a cura di Carlo Silvano )  Nel Nord-Est, dove la crisi della piccola e media impresa si intreccia con la delocalizzazione e la perdita di coesione sociale, Democrazia Sovrana Popolare propone una lettura alternativa alla globalizzazione economica. Patrizia Caproni  (nella foto con Francesco Toscano a sx e Marco Rizzo a dx), sottolinea la necessità di “rimettere al centro l’uomo e il lavoro” e critica la deriva privatistica nei servizi pubblici, dall’istruzione alla sanità. Nell’intervista Patrizia Caproni affronta i nodi dell’autonomia differenziata, delle disuguaglianze territoriali e della sfiducia verso la politica, indicando nella sovranità economica e popolare la chiave per una nuova stagione di sviluppo. Patrizia Caproni è  referente Elettorale Nazionale e membro dell’Ufficio Politico (referente Nord Est) del partito D...