Dante Alighieri e la fede
che non ha paura della verità
In un tempo segnato da contrapposizioni facili e da semplificazioni aggressive, fede e spirito critico vengono spesso presentati come realtà inconciliabili. O si crede, rinunciando al giudizio, oppure si critica, mettendo in discussione la fede stessa. Eppure la storia del cristianesimo offre figure capaci di smentire radicalmente questa alternativa. Tra queste, Dante Alighieri occupa un posto unico e sorprendentemente attuale, soprattutto per i cattolici di oggi.
La Divina Commedia non è soltanto un capolavoro letterario, ma un grande atto di fede pensata, sofferta, interrogata. Dante è un credente profondo, immerso nella visione cristiana del mondo, e proprio per questo non rinuncia a denunciare con forza le infedeltà storiche e morali della Chiesa. Il suo sguardo non è mai distruttivo: egli non attacca il Vangelo, ma lo difende, mostrando quanto possa essere tradito quando il potere prende il posto del servizio e l’interesse umano oscura la verità evangelica.
Nel poema dantesco la critica è esigente perché nasce dall’amore. Dante ricorda che la fede non è adesione cieca agli uomini, nemmeno quando rivestono ruoli sacri, ma sequela di Gesù Cristo. La Chiesa, per lui, è santa nella sua origine e nella sua missione, ma fragile nelle sue incarnazioni storiche. Proprio per questo ha bisogno di voci libere, capaci di dire la verità senza paura.
Riscoprire Dante Alighieri significa allora riscoprire una fede adulta, che non teme il confronto con la realtà e non confonde l’obbedienza con il silenzio. È una fede che unisce devozione e pensiero, amore ecclesiale e libertà di coscienza. In un dibattito ecclesiale e culturale spesso polarizzato, la lezione di Dante appare oggi più che mai urgente: solo una fede che attraversa la verità può crescere, purificarsi e maturare. (Carlo Silvano)


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