Tra le parole che molti di noi usano a sproposito va menzionato anche il termine "razzista". Spesso, infatti, diamo del "razzista" a persone che esprimono opinioni diverse dalle nostre, ma non per questo possono essere definiti tali. Il "razzista" è colui che crede di appartenere a un gruppo sociale o etnico superiore ad un altro, soprattutto sotto il profilo biologico e anche intellettuale. Da questa presunta superiorità scaturisce la sua convinzione di poter dominare su un altro essere umano considerandolo inferiore, confinandolo in un ghetto, costringendolo a fare lavori faticosi ed impedendogli di accedere a determinati servizi sociali (pensiamo all'istruzione, alle cure mediche, ecc.). Nel secolo scorso agli statunitensi di origine africana veniva impedito, ad esempio, anche l'uso dei mezzi pubblici e l'accesso a determinati locali proprio per questioni di carattere razzista.
Il razzista, dunque, è un soggetto che persegue ed attua delle profonde discriminazioni nei confronti dei propri simili e, spesso, considera legittima anche l'uccisione delle persone considerate inferiori (pensiamo allo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti o del genocidio armeno da parte dei turchi).
Se ciò che ora ho scritto viene considerato accettabile da tutti, si deve riconoscere che prima di definire una persona razzista occorre raccogliere una serie di elementi utili a giustificare questa pesante accusa, e una persona che non ha determinati requisiti non può accusare di razzismo chi gli nega quello che lui considera un proprio diritto. Due anziani che vivono insieme e desiderano adottare un bambino non possono - ad esempio - accusare di razzismo chi gli fa notare che hanno entrambi superato l'età prevista dall'attuale normativa sulle adozioni e, di conseguenza, non hanno i requisiti per accogliere e crescere un bambino. Certo, questi due anziani potranno amarsi, avere un reddito sufficiente a mantenere un bambino e anche una casa confortevole, ma se manca un requisito importante qual è l'età anagrafica, dovranno riconoscere di non avere tutti i requisiti e, pertanto, rinunciare al loro proposito.
Purtroppo, capita spesso osservare come nella vita quotidiana alcune persone non avendo determinati requisiti per il soddisfacimento di un proprio desiderio accusino di razzismo, e di altro ancora, chi fa solo notare loro delle deficienze e mancanze.
TENDA - « Mi chiamo Robert Rossi e sono nato nel 1944: mia madre è brigasca e conobbe mio padre che svolgeva il servizio militare ne lla GAF, cioè la guardia di frontiera proprio a Briga Marittima. Dopo l’8 settembre del 1943 mio padre fu catturato dai nazisti e portato in Germania, ma finita la guerra ritornò a Briga e si sposò con mia madre per venire a mancare nel 2009 ». Inizia con queste parole l’intervista concessami da Robert Rossi (qui sotto in foto), nato italiano nel 1944 e diventato francese nel 1947, quando il comune di Tenda fu ceduto alla Francia in seguito al Trattato di Parigi. Signor Robert Rossi, a Tenda che lingua si parlava fino al 1945? E qual era il dialetto più diffuso? Oggi qualcuno a Tenda e a Briga parla ancora in dialetto? Fino al 1947 i comuni di Briga Marittima e Tenda rientravano nei confini dell’Italia e quindi la lingua ufficiale era l’italiano. A Briga Marittima era molto diffuso il dialetto locale, cioè il «brigasco», mentre a Tenda ...
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