Tra le parole che molti di noi usano a sproposito va menzionato anche il termine "razzista". Spesso, infatti, diamo del "razzista" a persone che esprimono opinioni diverse dalle nostre, ma non per questo possono essere definiti tali. Il "razzista" è colui che crede di appartenere a un gruppo sociale o etnico superiore ad un altro, soprattutto sotto il profilo biologico e anche intellettuale. Da questa presunta superiorità scaturisce la sua convinzione di poter dominare su un altro essere umano considerandolo inferiore, confinandolo in un ghetto, costringendolo a fare lavori faticosi ed impedendogli di accedere a determinati servizi sociali (pensiamo all'istruzione, alle cure mediche, ecc.). Nel secolo scorso agli statunitensi di origine africana veniva impedito, ad esempio, anche l'uso dei mezzi pubblici e l'accesso a determinati locali proprio per questioni di carattere razzista.
Il razzista, dunque, è un soggetto che persegue ed attua delle profonde discriminazioni nei confronti dei propri simili e, spesso, considera legittima anche l'uccisione delle persone considerate inferiori (pensiamo allo sterminio degli ebrei ad opera dei nazisti o del genocidio armeno da parte dei turchi).
Se ciò che ora ho scritto viene considerato accettabile da tutti, si deve riconoscere che prima di definire una persona razzista occorre raccogliere una serie di elementi utili a giustificare questa pesante accusa, e una persona che non ha determinati requisiti non può accusare di razzismo chi gli nega quello che lui considera un proprio diritto. Due anziani che vivono insieme e desiderano adottare un bambino non possono - ad esempio - accusare di razzismo chi gli fa notare che hanno entrambi superato l'età prevista dall'attuale normativa sulle adozioni e, di conseguenza, non hanno i requisiti per accogliere e crescere un bambino. Certo, questi due anziani potranno amarsi, avere un reddito sufficiente a mantenere un bambino e anche una casa confortevole, ma se manca un requisito importante qual è l'età anagrafica, dovranno riconoscere di non avere tutti i requisiti e, pertanto, rinunciare al loro proposito.
Purtroppo, capita spesso osservare come nella vita quotidiana alcune persone non avendo determinati requisiti per il soddisfacimento di un proprio desiderio accusino di razzismo, e di altro ancora, chi fa solo notare loro delle deficienze e mancanze.
Nizza: la città italiana sotto bandiera francese Chi oggi passeggia tra le palme della Promenade des Anglais o tra i vicoli profumati di basilico della Vecchia Nizza vede una città francese. Ma basta grattare un po’ la superficie – o ascoltare attentamente certi suoni e certi nomi – per scoprire un’anima profondamente italiana. Un’italianità che affonda le radici nella storia e che, in momenti cruciali, si è manifestata con forza e orgoglio. Nell’ agosto del 1543 , due potenze alleate – la Francia di Francesco I e la flotta ottomana di Solimano il Magnifico, guidata dal leggendario pirata Barbarossa – strinsero d’assedio Nizza. Allora parte dei domini sabaudi, la città e la contea di Nizza rappresentava una roccaforte strategica tra Provenza e Liguria. I nizzardi resistettero per settimane, combattendo sulle mura e nelle strade. È in quei giorni che emerge la figura di Caterina Segurana , una lavandaia che guidò un manipolo di cittadini nel respingere gli ass...
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