Recentemente, e con una larga maggioranza, il Parlamento tedesco ha approvato una mozione che riconosce l'olocausto armeno, ovvero la strage dei cristiani di nazionalità armena uccisi in Turchia nel 1915 per mano dei soldati ottomani. Secondo alcuni storici durante la Prima guerra mondiale sarebbero stati assassinati tra gli 800mila ed un milione e mezzo di armeni, tra bambini, donne, anziani e uomini adulti. Molti gli armeni morti per le torture, la fame e le malattie durante la prigionia e l'esodo forzato verso i luoghi di sterminio. Secondo alcune fonti delle donne armene sarebbero state addirittura crocifisse.
Da parte del Parlamento tedesco si tratta di un riconoscimento fondamentale nei confronti delle vittime e anche per ricordare che stragi del genere possono sempre verificarsi se non si coltiva la memoria. Poco importa se il governo turco e il presidente Erdogan abbiano definito come errore storico la decisione del Parlamento tedesco di votare la mozione: la Turchia ha sempre negato la strage degli armeni ed ora la decisione di Erdogan di richiamare in patria il proprio ambasciatore rende difficoltosi i rapporti tra Unione europea e Turchia.
Nizza: la città italiana sotto bandiera francese Chi oggi passeggia tra le palme della Promenade des Anglais o tra i vicoli profumati di basilico della Vecchia Nizza vede una città francese. Ma basta grattare un po’ la superficie – o ascoltare attentamente certi suoni e certi nomi – per scoprire un’anima profondamente italiana. Un’italianità che affonda le radici nella storia e che, in momenti cruciali, si è manifestata con forza e orgoglio. Nell’ agosto del 1543 , due potenze alleate – la Francia di Francesco I e la flotta ottomana di Solimano il Magnifico, guidata dal leggendario pirata Barbarossa – strinsero d’assedio Nizza. Allora parte dei domini sabaudi, la città e la contea di Nizza rappresentava una roccaforte strategica tra Provenza e Liguria. I nizzardi resistettero per settimane, combattendo sulle mura e nelle strade. È in quei giorni che emerge la figura di Caterina Segurana , una lavandaia che guidò un manipolo di cittadini nel respingere gli ass...
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