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Treviso. Giancarlo Gentilini, le "case chiuse" e i bambini "razza Piave"

Treviso - Il vicesindaco Giancarlo Gentilini (Lega nord) si appresta - così come si legge sulla stampa locale - a candidarsi a primo cittadino di Treviso in vista delle prossime elezioni amministrative, e in un'intervista rilasciata ad un'emittente radiofonica annuncia sia il suo desiderio di vedere dalle coppie che si sposano in municipio più bambini della propria razza, sia l'obiettivo di riaprire - se dovesse vincere la prossima campagna elettorale - le cosiddette "case chiuse" eliminate, anni fa, con la famosa legge Merlin. Su quest'ultimo punto Gentilini ricorda i suoi trascorsi quando, da giovane, frequentava le prostitute.
Secondo Gentilini le "case chiuse" vanno riaperte per sottrarre denaro alla criminalità che sfrutta le donne e anche per incassare le tasse sul reddito delle prostitute. Sono bastate queste affermazioni che in vari forum on-line molti - sia donne che uomini - hanno applaudito alle parole del signor Gentilini anche perché, come affermano in tanti, la prostituzione è un fenomeno sociale che non si può controllare e debellare e, allora, è meglio legalizzarla. Io non la penso così.
Al di là di ogni contenuto etico e morale, è sbagliato proprio il concetto di legalizzare i fenomeni devianti o criminali che non si possono controllare. Ci si deve sforzare, invece, di osservare tutte le leggi, e chi non le rispetta perché sa che non sarà punito, deve comunque essere consapevole di infrangere le regole di convivenza civile e di nuocere alla società. Se "ieri" è stata approvata la legge sull'aborto anche perché si sosteneva che il fenomeno degli aborti clandestini non si poteva controllare, e "oggi" ci si confronta sulla legalizzazione o meno della prostituzione per lo stesso motivo, dobbiamo allora pensare che "domani" si potrà discutere anche sulla legalizzazione della pedofilia, visto che questo fenomeno criminale sta coinvolgendo un crescente numero di bambini.
Giancarlo Gentilini con la fascia tricolore e una pistola

E che dire dell'infibulazione? Ogni anno circa seimila bambine che vivono in Italia sono sottoposte a questa orribile pratica: in genere vengono portate in patria per un breve periodo - ed è proprio in tale periodo che subiscono la mutilazione nel villaggio di origine - oppure vengono "operate" in qualche casa diroccata della campagna trevigiana, e qualcuna muore anche per dissanguamento, proprio come è successo a Treviso alcuni anni fa. In una società che ha legalizzato l'aborto perché non si poteva controllarlo e che discute di legalizzare la prostituzione per lo stesso motivo, non deve allora meravigliare se qualche medico ha proposto di infibulare le bambine nelle sale operatorie degli ospedali pubblici a spese della collettività.
Si vuole legalizzare la prostituzione per incassare le tasse? Ma se viviamo in un Paese dove è difficile chiedere e ottenere la fattura del medico o dell'idraulico, come possiamo pensare di andare in un bordello e uscirne con la fattura debitamente compilata in ogni sua parte?
Si vuole legalizzare la prostituzione per sottrarre soldi alla criminalità? Ma quali requisiti e competenze - mi chiedo - dovranno avere gli imprenditori che gestiranno le "case chiuse"?
Con le case chiuse non avremo più prostitute per le strade? Per impedire di avere prostitute sulle strade bisognerà che nelle cosiddette "case chiuse" ci siano donne disposte a prostituirsi allo stesso prezzo che chiedono le loro "colleghe" che si vendono per strada, e ciò, secondo me, non sarà possibile.
Gentilini vuole bambini di razza Piave? E' vero che il futuro di una nazione sta proprio nelle giovani generazioni, ed è anche vero che il primo problema dell'Italia è la denatalità, ma ciò lo si deve anche alla legge sull'aborto e, soprattutto, per l'assenza di un'adeguata politica di sostegno alle famiglie.
Insomma, quando il leghista Giancarlo Gentilini parla di invogliare le coppie ad avere più figli e parla anche di riaprire le "case chiuse", io sento solo parole vuote e deleterie per il futuro della nostra Nazione.
Carlo Silvano (presidente Associazione culturale "Nizza italiana")

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