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Ricordi della naja (3): in mensa

"Oggi è anche venerdì!", afferma un po' seccato Claudio mentre con Fulvio fa la fila davanti alla mensa. E' questo il giorno della settimana in cui tutta la cucina e la sala consumazione si impregnano di uno sgradevole odore di pesce surgelato. Molti ragazzi, per non respirare questo lezzo, restano in camerata, ma chi non può uscire per andare a cenare in pizzeria, è automaticamente costretto a recarsi in mensa. Fulvio sta riflettendo proprio su quest'ultimo punto che arriva il suo turno per entrare e, nel prendere il vassoio, nota che il suo amico si è già procurato due panini per Domenico, due per Pietro e uno per Giorgio. Quando Fulvio sta prendendo la frutta da portare in camerata per Franco, Corrado gli chiede: "Sei sicuro che Gazzelloni è andato via?".
"Sì, non ti preoccupare. Guarda: non mi sono portato neanche la giacca a vento per nascondere tutta questa roba!".
Rassicurato dalle parole di Fulvio, Corrado prende della frutta anche per Roberto, e i due amici si avviano verso uno dei tavoli vuoti. Stasera sono arrivati tardi e allora non provano neanche a guardarsi intorno per cercare un'ampolliera con l'olio e l'aceto.
"Ieri - riprende Claudio col suo accento bergamasco - mi fermò con Calogero vicino alle autorimesse".
"E' il suo punto preferito!", gli risponde Fulvio.
L'altro gli da ragione annuendo e prosegue: "Quello che mi da fastidio non è tanto riportare indietro i panini e le arance, ma i suoi metodi da inquisitore con cui ci perquisisce... con quella sua aria da difensore di una regola che vieta di mangiare in camerata...".
"E' in mensa che non si può mangiare!", decreta Fulvio con un sottile filo di voce, mentre allontana da sé lo spezzatino.
"Secondo lui - sostiene Claudio - per avere un panino bisogna farsi non solo duecento metri che separano la mensa dal Battaglione, ma anche una fila che spesso e volentieri supera le cento persone".
"Più che un difensore - risponde l'altro - Gazzelloni è un rompiscatole! Quello pur di arrivare in alto sarebbe disposto a calpestare chiunque.  E ciò che fa a noi non è niente in confronto a quello che ha fatto a tanti sottufficiali [...continua]".
(Carlo Silvano)

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