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Parliamo di razzismo?

Quando si parla di razzismo si è portati a "vedere" l'immagine del cosiddetto "uomo bianco" che offende e sfrutta il cosiddetto "uomo nero". In realtà, ancora oggi il razzismo ha molte sfaccettature e tante persone - cinesi, africani, giapponesi, ecc - ritengono di appartenere ad una razza biologicamente superiore ad altre. Ci sono, poi, persone che considerano infedeli i credenti di religioni diverse dalle proprie. Insomma, parlare di razzismo non è facile e bisognerebbe usare con molta cautela quest'espressione.
Pochi giorni fa un uomo proveniente dall'Africa ha incontrato sulla propria strada un assassino che lo ha ucciso a colpi di pistola. Su questo crimine - che come tutti sanno è avvenuto a Firenze - i magistrati che indagano hanno escluso che l'omicida abbia un profilo razzista: le ragioni del delitto vanno piuttosto ricercate nella storia personale dell'assassino che avrebbe ucciso chiunque - e al di là del colore della pelle - avesse incontrato quel giorno.
Questo barbaro e assurdo omicidio è stato, comunque, utilizzato come pretesto per inscenare cortei anti razzisti e "accusare", in sostanza, la società italiana di non riuscire a "integrare" nel proprio tessuto persone provenienti da altre realtà. 

E' inconcepibile, a mio avviso, strumentalizzare un "fattaccio" di cronaca nera a lotta politica, soprattutto a poche settimane da un altro efferato delitto: una ragazza che viene sequestrata, probabilmente violentata, uccisa e tagliata a pezzi per poi essere abbandonata come se fosse spazzatura. In un contesto del genere, se gli assassini della ragazza dovessero essere accusati anche di razzismo, quest'ultimo reato sarebbe il più lieve.

A mio avviso, in questo particolare momento bisogna allora evitare di "vedere" il razzista dappertutto perché si corre il rischio di disgregare ancora di più la nostra comunità, e a pagare il conto più salato saranno soprattutto le future generazioni.

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