Apro un nuovo blog dedicato ai miei articoli e alla mia attività. Inizio con un articolo riguardante la Mesolcina e la Val Calanca: propongo parte dell'intervista rilasciatami dal dottor Luca a Marca nel 2006. Il testo integrale dell'intervista è contenuto nel volume "Autorità e responsabilità nella Chiesa Cattolica" (a cura di Carlo Silvano, edizioni del noce 2006).
IL CARDINALE CARLO BORROMEO
E LA CACCIA ALLE STREGHE
NELLA VALLE DELLA MESOLCINA
Il tema dell’Autorità nella Chiesa cattolica si presenta particolarmente delicato quando si toccano questioni legate all’Inquisizione e alla cosiddetta “caccia alle streghe”, dove, ad un primo acchito, sembrano cocenti e inappellabili le responsabilità che non pochi ecclesiastici hanno avuto in merito a processi subiti da uomini e donne condannati poi al rogo. E trattare dei processi per stregoneria significa anche parlare di una figura emblematica della Chiesa cattolica: san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Al card. Borromeo sono state mosse non poche accuse in merito alle sue presunte responsabilità nei processi svoltisi nel 1583 per stregoneria nelle valli della Mesolcina (1) e della Calanca. Su questa delicata questione interviene Luca a Marca (2) con l’intervista che segue.
Può descrivermi la situazione sociale e religiosa della valle della Mesolcina ai tempi del card. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano?
La Valle, e qui comprendo anche la parallela e confluente val Calanca, che da tre decenni (1549) si era sbarazzata dalla dominazione feudale e trivulziana, era libera sì, ma si trovava sotto l’influsso di immigrati riformati provenienti dal nord e da ovest, ed anche di numerosi religiosi “apostati” fuggiti dai conventi italiani. Viveva dunque in una sorta di statuto libero e al contempo di “terra di nessuno”, invasa da fuggiaschi, e di conseguenza la gente comune, illetterata, subiva l’influsso disordinato di esempi contrastanti, in prevalenza negativi. La confessione prevalente era quella cattolica, ma con molti esempi d’immoralità proveniente, in parte, da fuori, soprattutto tramite il clero corrotto. Ciò favoriva il diffondersi della propaganda protestante anti-romana discesa dal nord e da vari predicanti lombardi (3).
…e sotto il profilo economico?
La Valle era povera, di struttura quasi unicamente rurale, fatta di tanti indigenti e poche famiglie agiate, con qualche supplementare provento derivante dal transito merci sud-nord, ma anche soggetta a dazi e balzelli. Fortunatamente non c’era ancora la paura della peste, che già imperversava più a sud.
Nelle sue relazioni al Vaticano, il card. Borromeo come descrive la Mesolcina?
In un suo primo rapporto il card. Borromeo dà una valutazione abbastanza positiva del popolo che è ancora cattolico, devoto e fiducioso, ma ignorante e disorientato dal cattivo esempio dei notabili e di una parte del clero divenuto eretico e di condotta riprovevole. In seguito, nel suo rapporto del 9 dicembre 1583, inviato da Bellinzona al card. Paleotti, e in cui definisce il popolo “universalmente catholico e ben inclinato”, il card. Borromeo tocca tre punti: l’incuria delle strutture ecclesiastiche, la dissolutezza del clero in parte eretico e la presenza della stregoneria. Nella “relatione sumaria” si parla dell’eresia calvinista che ha colpito di più l’alta Valle, confinante col nord, del concubinato dei preti, dell’avarizia e pratica dell’usura fra la gente, dei matrimoni irregolari, cioè per parentela proibita o per divorzio, e dei libri eretici da eliminare.
Ma la visita pastorale che l’Arcivescovo di Milano compì nel 1583 era dettata solo da motivazioni pastorali?
In sostanza sì. Le due motivazioni principali, infatti, erano la ricostituzione di una comunità veramente cattolica, moralmente sana, e la creazione di un collegio di padri Gesuiti a Roveredo.
Durante l’episcopato del card. Borromeo quanti processi per stregoneria furono celebrati e quante le condanne eseguite?
In base a quanto trovato e solo per quanto concerne la Val Mesolcina-Calanca, rispondo citando il prof. Rinaldo Boldini, il quale scrive che, al di fuori della Mesolcina, in nessuna relazione di visite pastorali compiute dal card. Borromeo si indicano processi di stregoneria da lui organizzati o, quantomeno, promossi (4).
Il famoso giureconsulto mantovano Borsatto, fattosi gesuita, fu inviato in Valle dal card. Borromeo un mese prima della Visita pastorale e su esplicita richiesta dei maggiorenti vallerani. Il Borsatto individuò e processò più di cento persone sospette di stregoneria, tra cui il prevosto della Collegiata. Quaranta di queste furono “comprovate”, ovvero riconosciute come colpevoli di stregoneria; ma molte di loro, pubblicamente, si “pentirono” e “convertirono” e così furono graziate.
Lo storico Paolo d’Alessandri, poi, in una pubblicazione del 1909, scrive che le condanne si ridussero ad una dozzina. Spettava comunque al braccio secolare, cioè ai giudici laici vallerani, il diritto di pronunciare una sentenza di morte, di eseguirla o di graziare il condannato. Il diritto del Grigione, infatti, non permetteva la condanna a morte se oltre alle prove di colpevolezza non ci fosse stata anche l’ammissione – ma senza pentimento – dell’imputato. Nella relazione del 9 dicembre 1583 si dà notizia di sette donne finite sul rogo in quei giorni.
Tecnicamente come si svolgeva un processo per stregoneria?
Gli individui sospetti, su denuncia di almeno tre persone o di un’altra già giudicata come... [continua]
_______________
1. La valle della Mesolcina fa parte del cantone svizzero dei Grigioni ed è attraversata dal fiume Moesa. Per la sua posizione geografica unisce due mondi culturali: latino e germanico. Inoltre, come tante aree di confine, ha sperimentato anche degli attriti, specie religiosi come quelli legati alla Riforma, che inevitabilmente si verificano nel corso dei secoli. Attualmente la Mesolcina rientra nei confini della diocesi di Coira ma al tempo del card. Carlo Borromeo era sottoposta alla giurisdizione dell’arcidiocesi di Milano.
2. LUCA A MARCA (Mesocco 1930), è coniugato e ha sette figli. Ha svolto la professione dimedico ed è presidente del Consiglio di Fondazione Archivio a Marca di Mesocco, che rappresenta ilmaggior archivio privato a pubblica disposizione nel cantone dei Grigioni. E’, inoltre, proprietario dell’omonimo palazzo (fatto costruire a Mesocco nel 1565 dal suo antenato diretto il colonnello Giovanni a Marca) che nel novembre del 1583 servì ad ospitare il card. Borromeo intento a visitare la valle della Mesolcina.
3. Nella “Relazione” del card. Borromeo, datata 15 novembre 1583 e inviata a Roma, si menzionano gli eretici Giovanni Antonio Viscardi, detto “Trontano”, Giovanni Beccaria, detto “Canessa”, e Lodovico Besozzo.
4. RINALDO BOLDINI, “Preparazione svolgimento e risultati della visita di san Carlo Borromeo al Moesano”, in “Quarto centenario della visita di san Carlo Borromeo nel Moesano, 1583-1983”, pubblicazione commemorativa, stampa Tipografia Mesolcinese, Roveredo (Grigioni - Svizzera), 1983, p. 17.
Nota: nel blog http://questionidiidentita.blogspot.com/ ho inserito un'intervista al prof. Giorgio Tognola, il quale parla del suo libro "Miserere mei" dedicato alla Val Calanca e alla Mesolcina.
IL CARDINALE CARLO BORROMEO
E LA CACCIA ALLE STREGHE
NELLA VALLE DELLA MESOLCINA
Il tema dell’Autorità nella Chiesa cattolica si presenta particolarmente delicato quando si toccano questioni legate all’Inquisizione e alla cosiddetta “caccia alle streghe”, dove, ad un primo acchito, sembrano cocenti e inappellabili le responsabilità che non pochi ecclesiastici hanno avuto in merito a processi subiti da uomini e donne condannati poi al rogo. E trattare dei processi per stregoneria significa anche parlare di una figura emblematica della Chiesa cattolica: san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Al card. Borromeo sono state mosse non poche accuse in merito alle sue presunte responsabilità nei processi svoltisi nel 1583 per stregoneria nelle valli della Mesolcina (1) e della Calanca. Su questa delicata questione interviene Luca a Marca (2) con l’intervista che segue.
Può descrivermi la situazione sociale e religiosa della valle della Mesolcina ai tempi del card. Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano?
La Valle, e qui comprendo anche la parallela e confluente val Calanca, che da tre decenni (1549) si era sbarazzata dalla dominazione feudale e trivulziana, era libera sì, ma si trovava sotto l’influsso di immigrati riformati provenienti dal nord e da ovest, ed anche di numerosi religiosi “apostati” fuggiti dai conventi italiani. Viveva dunque in una sorta di statuto libero e al contempo di “terra di nessuno”, invasa da fuggiaschi, e di conseguenza la gente comune, illetterata, subiva l’influsso disordinato di esempi contrastanti, in prevalenza negativi. La confessione prevalente era quella cattolica, ma con molti esempi d’immoralità proveniente, in parte, da fuori, soprattutto tramite il clero corrotto. Ciò favoriva il diffondersi della propaganda protestante anti-romana discesa dal nord e da vari predicanti lombardi (3).
…e sotto il profilo economico?
La Valle era povera, di struttura quasi unicamente rurale, fatta di tanti indigenti e poche famiglie agiate, con qualche supplementare provento derivante dal transito merci sud-nord, ma anche soggetta a dazi e balzelli. Fortunatamente non c’era ancora la paura della peste, che già imperversava più a sud.
Nelle sue relazioni al Vaticano, il card. Borromeo come descrive la Mesolcina?
In un suo primo rapporto il card. Borromeo dà una valutazione abbastanza positiva del popolo che è ancora cattolico, devoto e fiducioso, ma ignorante e disorientato dal cattivo esempio dei notabili e di una parte del clero divenuto eretico e di condotta riprovevole. In seguito, nel suo rapporto del 9 dicembre 1583, inviato da Bellinzona al card. Paleotti, e in cui definisce il popolo “universalmente catholico e ben inclinato”, il card. Borromeo tocca tre punti: l’incuria delle strutture ecclesiastiche, la dissolutezza del clero in parte eretico e la presenza della stregoneria. Nella “relatione sumaria” si parla dell’eresia calvinista che ha colpito di più l’alta Valle, confinante col nord, del concubinato dei preti, dell’avarizia e pratica dell’usura fra la gente, dei matrimoni irregolari, cioè per parentela proibita o per divorzio, e dei libri eretici da eliminare.
Ma la visita pastorale che l’Arcivescovo di Milano compì nel 1583 era dettata solo da motivazioni pastorali?
In sostanza sì. Le due motivazioni principali, infatti, erano la ricostituzione di una comunità veramente cattolica, moralmente sana, e la creazione di un collegio di padri Gesuiti a Roveredo.
Durante l’episcopato del card. Borromeo quanti processi per stregoneria furono celebrati e quante le condanne eseguite?
In base a quanto trovato e solo per quanto concerne la Val Mesolcina-Calanca, rispondo citando il prof. Rinaldo Boldini, il quale scrive che, al di fuori della Mesolcina, in nessuna relazione di visite pastorali compiute dal card. Borromeo si indicano processi di stregoneria da lui organizzati o, quantomeno, promossi (4).
Il famoso giureconsulto mantovano Borsatto, fattosi gesuita, fu inviato in Valle dal card. Borromeo un mese prima della Visita pastorale e su esplicita richiesta dei maggiorenti vallerani. Il Borsatto individuò e processò più di cento persone sospette di stregoneria, tra cui il prevosto della Collegiata. Quaranta di queste furono “comprovate”, ovvero riconosciute come colpevoli di stregoneria; ma molte di loro, pubblicamente, si “pentirono” e “convertirono” e così furono graziate.
Lo storico Paolo d’Alessandri, poi, in una pubblicazione del 1909, scrive che le condanne si ridussero ad una dozzina. Spettava comunque al braccio secolare, cioè ai giudici laici vallerani, il diritto di pronunciare una sentenza di morte, di eseguirla o di graziare il condannato. Il diritto del Grigione, infatti, non permetteva la condanna a morte se oltre alle prove di colpevolezza non ci fosse stata anche l’ammissione – ma senza pentimento – dell’imputato. Nella relazione del 9 dicembre 1583 si dà notizia di sette donne finite sul rogo in quei giorni.
Tecnicamente come si svolgeva un processo per stregoneria?
Gli individui sospetti, su denuncia di almeno tre persone o di un’altra già giudicata come... [continua]
_______________
1. La valle della Mesolcina fa parte del cantone svizzero dei Grigioni ed è attraversata dal fiume Moesa. Per la sua posizione geografica unisce due mondi culturali: latino e germanico. Inoltre, come tante aree di confine, ha sperimentato anche degli attriti, specie religiosi come quelli legati alla Riforma, che inevitabilmente si verificano nel corso dei secoli. Attualmente la Mesolcina rientra nei confini della diocesi di Coira ma al tempo del card. Carlo Borromeo era sottoposta alla giurisdizione dell’arcidiocesi di Milano.
2. LUCA A MARCA (Mesocco 1930), è coniugato e ha sette figli. Ha svolto la professione dimedico ed è presidente del Consiglio di Fondazione Archivio a Marca di Mesocco, che rappresenta ilmaggior archivio privato a pubblica disposizione nel cantone dei Grigioni. E’, inoltre, proprietario dell’omonimo palazzo (fatto costruire a Mesocco nel 1565 dal suo antenato diretto il colonnello Giovanni a Marca) che nel novembre del 1583 servì ad ospitare il card. Borromeo intento a visitare la valle della Mesolcina.
3. Nella “Relazione” del card. Borromeo, datata 15 novembre 1583 e inviata a Roma, si menzionano gli eretici Giovanni Antonio Viscardi, detto “Trontano”, Giovanni Beccaria, detto “Canessa”, e Lodovico Besozzo.
4. RINALDO BOLDINI, “Preparazione svolgimento e risultati della visita di san Carlo Borromeo al Moesano”, in “Quarto centenario della visita di san Carlo Borromeo nel Moesano, 1583-1983”, pubblicazione commemorativa, stampa Tipografia Mesolcinese, Roveredo (Grigioni - Svizzera), 1983, p. 17.
Nota: nel blog http://questionidiidentita.blogspot.com/ ho inserito un'intervista al prof. Giorgio Tognola, il quale parla del suo libro "Miserere mei" dedicato alla Val Calanca e alla Mesolcina.
Commenti
Posta un commento