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Iran, violentate prima di essere uccise: quando la religione diventa strumento di persecuzione

 

Iran, violentate prima di essere uccise:

quando la religione diventa strumento di persecuzione

Esistono atrocità che sembrano superare ogni limite dell’immaginazione umana. Tra queste figurano le violenze sessuali compiute nei confronti di giovani donne detenute nelle carceri della Repubblica islamica dell’Iran, alcune delle quali sarebbero state violentate poco prima di essere giustiziate. Non si tratta semplicemente di racconti diffusi sui social, ma di testimonianze raccolte e analizzate da organizzazioni per i diritti umani e richiamate anche dalle Nazioni Unite.

La vicenda riguarda soprattutto gli anni Ottanta, quando il regime instaurato dopo la rivoluzione del 1979 perseguitò migliaia di oppositori politici. Tra le vittime vi furono anche ragazze e giovani donne arrestate per le loro convinzioni politiche o per l’appartenenza a organizzazioni considerate nemiche della Repubblica islamica.

Nel luglio 2024, un rapporto del Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Iran ha richiamato le testimonianze riguardanti donne non sposate violentate prima dell’esecuzione. In alcuni casi, secondo le denunce raccolte, i responsabili avrebbero successivamente consegnato alle famiglie dolciumi, alludendo cinicamente a un matrimonio celebrato prima della morte delle figlie.

Ma quale convinzione poteva alimentare una simile crudeltà?

Secondo le testimonianze documentate dall’Iran Human Rights Documentation Center, alcuni carcerieri ritenevano che una ragazza giustiziata mentre era ancora vergine sarebbe entrata in Paradiso. Per impedirglielo, avrebbero fatto ricorso allo stupro, talvolta preceduto da un matrimonio temporaneo imposto alla prigioniera.

È necessario precisare che questa convinzione non rappresenta un principio generale della fede islamica. Le ricerche dell’organizzazione Justice for Iran hanno tuttavia evidenziato come alcuni responsabili delle violenze utilizzassero interpretazioni religiose e riferimenti alla giurisprudenza islamica per tentare di giustificare i propri crimini.

Particolarmente significativa è la denuncia dell’ayatollah Hossein Ali Montazeri, importante esponente religioso iraniano, che già negli anni Ottanta aveva contestato le violenze commesse nelle carceri, denunciando anche gli abusi sessuali contro le giovani detenute.

Non siamo, dunque, davanti soltanto alla brutalità di singoli individui, ma a testimonianze che sollevano interrogativi gravissimi sulle responsabilità degli apparati repressivi dello Stato.

La violenza sessuale, in queste circostanze, assume un significato ancora più terribile: non soltanto umiliare e torturare una persona, ma pretendere di esercitare un potere persino sul suo destino eterno. È la perversione di ogni autentica esperienza religiosa, perché nessun uomo può arrogarsi il diritto di stabilire chi meriti il Paradiso, tanto meno attraverso un crimine.

La denuncia non riguarda soltanto il passato. Amnesty International ha documentato torture e violenze sessuali contro persone arrestate in relazione alle proteste iniziate nel 2022. Le forme della repressione possono cambiare, ma rimane drammaticamente attuale la questione dell’impunità.

La comunità internazionale non può limitarsi a esprimere indignazione. Occorrono indagini indipendenti, identificazione dei responsabili, tutela delle testimonianze e strumenti giudiziari capaci di perseguire chi ha compiuto dei crimini.

Soprattutto, è necessario restituire dignità e memoria alle vittime. Quelle ragazze non erano strumenti di una battaglia politica, né proprietà dei loro carcerieri. Erano persone, con una famiglia, una storia, aspirazioni e speranze.

Quando uno Stato permette che il corpo di una donna diventi un territorio sul quale esercitare il proprio potere, tradisce la sua prima responsabilità: proteggere la vita e la dignità umana.

E quando qualcuno invoca Dio per giustificare lo stupro e l’assassinio, non rende onore alla religione, ma ne stravolge il significato.

La dignità di una donna non dipende dalla sua verginità, dalla sua appartenenza religiosa o dalle sue opinioni politiche. È inviolabile. E nessuna violenza potrà mai cancellarla. (Carlo Silvano)

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