La bellezza del sacro
che educa il cuore
Francesca Perin è un’artista che ha studiato all’Accademia delle Belle Arti di Venezia. Vive nella diocesi di Treviso, a Spineda una frazione del comune di Riese Pio X, ed è moglie e madre e conduce una vita familiare intensa, fatta di impegni quotidiani, responsabilità e dedizione ai figli. Proprio dentro questa vita concreta e spesso frenetica, la scoperta della Messa in vetus ordo è diventata per lei una sorgente preziosa di raccoglimento, di ordine interiore e di fede vissuta. In questa intervista racconta come la liturgia tradizionale abbia inciso profondamente nella sua vita spirituale e familiare, aiutandola a riscoprire il senso del sacrificio, della lode e della presenza di Dio nella quotidianità.
Francesca, in una vita frenetica come quella di oggi, che cosa rappresenta per lei la Messa in vetus ordo?
In
una vita frenetica come quella che tutti viviamo oggi, sento il
bisogno della Messa in rito antico come dell’aria che respiro. È
un bisogno profondo, vitale.
Nella Messa moderna, personalmente,
faccio più fatica a trovare quei tempi di riflessione e di
raccoglimento che per me sono essenziali. Spesso tutto scorre troppo
velocemente e questo non mi aiuta ad entrare davvero nel Mistero.
Anche l’atteggiamento di molte persone, talvolta distratte e poco
consapevoli di ciò che sta accadendo, finisce per allontanarmi
interiormente invece di aiutarmi a pregare.
La Messa in vetus ordo, invece, mi permette di staccarmi dalla realtà quotidiana per abbracciare il soprannaturale, il divino. Nel silenzio, nei gesti, nella sacralità, posso riconoscermi per quello che sono: una piccola creatura, profondamente bisognosa di redenzione.
Davanti a Dio non sono al centro io, ma Lui. E questo ribaltamento è liberante.
Credo profondamente che Dio meriti il nostro tempo, la nostra attenzione, anche le nostre ginocchia indolenzite dalle tante genuflessioni. Se penso a quanto Cristo ha patito sulla Croce, a quanto il Suo sacrificio sia stato reale, cruento, totale, sento che non possiamo vivere la fede con superficialità.
Il cristianesimo non è una religione “annacquata”, accomodante o comoda. Cristo non è morto in modo simbolico, ma realmente, nel dolore. E in duemila anni di storia della Chiesa, innumerevoli martiri hanno testimoniato con la vita questa verità.
La liturgia tradizionale, con la sua serietà e il suo senso del sacrificio, mi aiuta a non dimenticarlo.
Il Confesso della Messa in vetus ordo, così ricco e profondo, la aiuta anche nella vita di tutti i giorni, come moglie e come madre? In che modo?
Per me il Confesso nella Messa tridentina è molto più ricco perché mi fa sentire davvero davanti a Dio, ma non da sola. Sento che sto chiedendo perdono dentro una comunione più grande: non solo a Dio e ai fratelli presenti, ma a tutta la Chiesa del cielo e della terra. Mi aiuta di più a prendere coscienza del mio peccato e dell’umiltà con cui devo stare davanti a Dio.
Nella vita di tutti i giorni, come moglie e come madre, questo mi aiuta perché mi ricorda che devo saper chiedere scusa. Mi educa all’umiltà e mi fa sentire che non sono sola nel mio cammino, ma sostenuta dai santi.
È come se quel Confesso mi insegnasse ogni volta a guardarmi dentro con verità, e questo poi lo porto nella mia famiglia. Mi accorgo che mi forma nel cuore, nel modo di parlare, di reagire, di perdonare.
Il Gloria, così solenne, la aiuta a lodare Dio anche quando è stanca o presa dai tanti impegni di casa e di famiglia?
Il Gloria nella Messa tridentina per me è una preghiera solennissima che mi porta proprio con la mente in Paradiso. Mentre viene recitato, io non mi sento solo in chiesa, ma mi immagino davvero una moltitudine di angeli davanti al trono di Dio che lodano insieme a noi.
Ho molta immaginazione, ed è come se quella preghiera mi aiutasse a “vedere” quello che sto dicendo. Questo mi aiuta tantissimo soprattutto quando sono stanca, presa dagli impegni di casa e della famiglia, e magari anche un po’ pessimista.
Perché il Gloria mi educa a fare una cosa che va contro la natura umana: lodare Dio non solo quando va tutto bene, ma anche nelle difficoltà. Infatti, quando sono molto stanca, l’unica preghiera che mi viene quasi automatica è: «Grazie Signore».
È come se quella preghiera mi allenasse il cuore a ricordarsi che Dio va lodato sempre, non solo quando è facile farlo. E questo poi me lo porto nella vita di tutti i giorni, tra le fatiche di moglie e di madre.
Il Credo nella Messa tradizionale la aiuta a vivere meglio la sua fede e a trasmetterla ai suoi figli? Come lo sente nella sua responsabilità di madre?
Il Credo nella Messa tridentina per me non è solo una preghiera da recitare, ma qualcosa che coinvolge tutto il corpo e il cuore. Viene cantato da tutti i fedeli, ci si alza in piedi, e nel momento in cui si dice che il Verbo è disceso dal cielo e si è incarnato nella Vergine Maria, ci si genuflette.
Quel gesto per me è fortissimo. Mi ricorda che in quell’istante Dio ha preso la natura umana, grazie anche al “sì” di una creatura, Maria. Non è solo una frase che si dice: è un momento carico di significato, che si imprime dentro.
Questo mi aiuta tantissimo anche nel mio ruolo di madre. Per me trasmettere la fede ai miei figli è di vitale importanza, è al primo posto. Perché ho capito che Dio è tutto: possiamo anche possedere il mondo intero, ma senza la fede non siamo niente.
E vivere un Credo così, con questi gesti, con questa solennità, mi aiuta a sentire ancora di più la responsabilità che ho: non solo insegnare delle parole ai miei figli, ma trasmettere loro una fede viva, concreta, vera, quella che ci dona la Chiesa cattolica.
È come se ogni volta che recito il Credo, mi ricordassi non solo in cosa credo, ma anche il compito che ho come madre nel far conoscere questa fede ai miei figli.
Con una vita familiare piena di impegni e poco silenzio, come la Messa in vetus ordo la aiuta a ritrovare calma, ordine e pace interiore?
La Messa tridentina mi ha colpito fin da subito per il silenzio. In una vita familiare piena di impegni e rumori, quel silenzio diventa un aiuto enorme al raccoglimento e alla riflessione. È come se finalmente tutto si fermasse.
Nella Messa antica tutto converge verso il sacrificio di Cristo. Siamo sul Golgota, ai piedi della Croce, e davanti a noi si rinnova il sacrificio di Cristo.
Il silenzio mi aiuta ad entrare davvero in questo mistero, a meditare più profondamente su quello che Dio ha fatto per noi, senza distrazioni, senza parole inutili.
Dopo la Messa mi sento più in pace con me stessa, più calma, più ordinata anche interiormente. È come se quel silenzio rimettesse ordine dentro di me. Dio mi parla in quel silenzio.
Questa pace non sempre riesco a portarla nella mia famiglia, devo essere sincera, e se riesco dura poco purtroppo, ma ci provo sempre.
I gesti, i silenzi e il modo di pregare della liturgia tradizionale aiutano anche i suoi figli a capire che la Messa è qualcosa di speciale? Come li accompagna in questo?
I gesti, i silenzi e il modo di pregare nella Messa tridentina aiutano molto anche i miei figli a capire che la Messa ha qualcosa di davvero speciale.
Di primo impatto loro preferiscono la Messa di Paolo VI, perché è più breve e più “veloce”. Però, quando li accompagno a riflettere e a osservare bene quello che accade, si accorgono anche loro che la differenza non è solo nella durata.
Notano che nel rito antico c’è un clima di maggiore raccoglimento, c’è più silenzio, più adorazione, e un modo di stare davanti al Santissimo che invita al rispetto.
Io cerco di accompagnarli facendo notare questi particolari: i gesti, i momenti di silenzio, l’atteggiamento del sacerdote, il modo in cui tutta l’attenzione è rivolta a Dio.
E piano piano, anche loro iniziano a percepirlo.
La dimensione penitenziale della Messa in vetus ordo la aiuta ad affrontare meglio le difficoltà in famiglia, il perdono e la pazienza di ogni giorno?
La Messa tridentina mette molto al centro la dimensione penitenziale e il sacrificio che Cristo ha fatto per noi per redimerci dai nostri peccati.
Durante la Messa sento forte questo: Gesù si è addossato tutte le nostre colpe e le ha espiate per noi. Ha dato tutto, senza riserve.
Quando penso a un sacrificio così grande fatto per me, mi viene spontaneo ricordarlo anche nella vita di tutti i giorni. Questo mi aiuta tantissimo nelle difficoltà familiari, nella pazienza di ogni giorno e nel perdono.
Perché mi ricorda che Dio ama anche il più grande peccatore. Ama anche quella persona che magari in quel momento mi sta facendo soffrire o mi mette alla prova.
Se Lui per primo ha dato tutto per amore, allora anch’io posso fare la mia piccola parte ogni giorno: avere più pazienza, perdonare e cercare di amare anche quando è difficile. Dio mi chiede questo, ne sono sicura.
Nel suo cammino di sposa e madre, in che modo la Messa in vetus ordo la aiuta a rimanere fedele, fiduciosa e serena anche nei momenti più difficili?
Questa risposta si ricollega a quello che ho detto prima. I momenti difficili non mancano e sono costantemente messa alla prova, ma resto fiduciosa perché penso che dopo tutte le tribolazioni di questa vita e dopo un po’ di meritato purgatorio potrò godermi il paradiso, dove non c’è la polvere, non devo cucinare e avrò un corpo glorioso senza cellulite! Ecco, a parte questa battuta un po’ ironica, aggiungo che la Messa in vetus ordo mi insegna la disciplina della vita, come tutto segua un ordine che Dio ha disposto per noi, il sacrificio per qualcosa di grande, il donarsi senza riserve sempre ogni giorno al prossimo, nostro marito, nostro figlio, anche la suocera!
È una cosa che è difficile da spiegare, ma ti entra dentro.
Nelle parole di Francesca emerge con chiarezza come la liturgia tradizionale non sia soltanto una forma rituale, ma una vera scuola di vita spirituale. Attraverso il silenzio, i gesti, il senso del sacrificio e l’adorazione del Mistero eucaristico, la Messa in vetus ordo diventa per lei un punto di riferimento stabile dentro la complessità della vita quotidiana. Moglie, madre e artista, Francesca scopre nella liturgia antica non una fuga dalla realtà, ma una forza capace di illuminare e sostenere la vita familiare, educando il cuore alla gratitudine, alla pazienza e alla fiducia in Dio. In questo modo la fede non rimane un’idea astratta, ma diventa una presenza concreta che accompagna ogni giorno il cammino della famiglia. (Carlo Silvano)
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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla libreria Il Libraccio: Libri di Carlo Silvano



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